Il mese celebrato del Beato Marco nel Giubileo della Speranza: UN ITINERARIO ALL’INCONTRO FRA GENTI E POPOLI CHE CEMENTA LA PACE E SCONGIURA LA GUERRA
L’agosto con il Beato Marco è stato un tempo sinceramente giubilare: non tanto per l’estensione del calendario, soprattutto per il valore delle proposte suggerite dal Comitato pordenonese che cura la memoria del cappuccino in presenza di inestricabili, interminabili guerre che stanno insanguinando anche l’Anno Santo della Speranza: ed è la speranza che deve dare ali al desiderio di pace dei credenti. Lo si è ribadito in tutti i numerosi momenti celebrati lungo un itinerario che ha reso organizzatori e presenti davvero “pellegrini di speranza”. E ciò a cominciare dal partecipato pellegrinaggio d’apertura del mese il9 agosto: esso ha portato 55 persone guidate da mons. Guido Genero in Carnia e indi in Cadore e a Sappada. Il vicario generale dell’arcidiocesi di Udine, dopo la sosta nel santuario ben intitolato alla Regina Pacis, ha celebrato la messa prefestiva nella parrocchiale gremita di turisti, in questa comunità che sappiamo essere germanofona ed è stata pertanto motivata tappa del gruppo che ha permesso così di far conoscere anche qui colui che a Vienna morì e riposa e dove impetrò pace per il nostro continente. Non è mancato il ricordo del vescovo Abramo Freschi tanto affezionato alla comunità sappadina. Nella mattinata, un cammino giubilare a piedi di circa un chilometro aveva portato i pellegrini a Rizzios di Cadore che conserva come reliquia, e onora in apposita teca esposta, una pianeta appartenuta al beato frate. Qui ha celebrato quattro giorni dopo, nel pomeriggio della festa del 13 agosto, il vescovo emerito di Belluno-Feltre mons. Giuseppe Andrich con larga presenza di fedeli affezionati al luogo, incantevole tra i monti: la doverosa rappresentanza del Comitato Beato Marco l’ha raggiunto a piedi tra i boschi dalla stazione ferroviaria di Calalzo.
Restando al giorno della festa liturgica, mentre si celebravano diverse messe “tradizionali” a Pordenone (segnaliamo quella in duomo, chiesa giubilare, perché vi erano presenti le suore elisabettine abitanti nella via Padre Marco d’Aviano retrostante il Vendramini, che è poi l’unica casa francescana rimasta in città), va fatta speciale menzione di quella concelebrata con vera festa dai preti della Casa del Clero di San Vito al Tagliamento che sentono la compagnia del beato nostro nella sala soggiorno, dove una sua statua richiama l’intitolazione a lui, sacerdote come loro: una foto dello speciale gruppo, compreso il benemerito don Terziano Cattaruzza, ha suggellato l’incontro, dai preti desiderato. Che c’è stato pure il giorno innanzi, e con manifeste convinzioni degli ospitanti, nella Casa Fraternità Sacerdotale di Udine, presenti venti sacerdoti di questa e dell’arcidiocesi di Gorizia che hanno prima ascoltato e, dopo il fraterno pranzo, celebrato l’apostolo friulano di pace. Significativi incontri hanno interessato anche monasteri di oranti: con celebrazione dei vespri, tanto bella, con le agostiniane (e i loro fedeli) a Mira (Venezia), dove le monache conservano un ritratto del beato nostro, della messa con le Benedettine a Poffabro e la visita anche alle Clarisse ad Attimis. Proiezioni significative della memoria dopo la messa e processione con il reliquiario della serata del 13 con il vescovo diocesano a Villotta d’Aviano si sono avute, fra le altre numerose, in una Piancavallo ricca di turisti: due messe il 16 e 17 agosto. La domenica è stata conclusa al santuario della Santissima di Colturasul Livenza, dotatosi lo scorso anno di una reliquia del beato (qui è venuto a presiedere mons. Pietro Cesco). Con la reliquia è stata impartita dovunque la benedizione finale.Giornate che resteranno impresse nella mente degli organizzatori sono quelle del 23 e 24 agosto. A Grado, sia nella basilica di Sant’Eufemia che nella chiesa di Città giardino, è stata presentata a ben sette messe affollate la figura di Padre Marco nella chiave dell’attesa della pace che non potrà esserci però senza perdono, come insegna l’Atto di dolore perfetto del beato, e senza ripetere ognuno di noi con lui: “Noi non amiamo altra cosa che la pace”. Non pochi dei tanti che hanno ascoltato tale messaggio – in linea con il Giubileo della Speranza e l’esortazione alla preghiera e al digiuno del papa in settimane di trepidazione che stiamo vivendo in riferimento agli scenari infiniti e sempre difficili di guerra – erano austriaci e in specie viennesi (ma anche tedeschi, ungheresi, cechi, slovacchi, croati, raggiunti tutti con un apposito cartoncino esplicativo): di qui pure l’opportunità dell’iniziativa, che si è ripetuta l’ultimo giorno del mese a Trieste nel tempio mariano di Monte Grisa davanti al dipinto a olio esposto del beato europeo che tanto si legò alle terre dell’Impero degli Asburgo: di Padre Marco si è sottolineata qui, in una città portuale emporio di genti appartenenti a più confessioni religiose, la vocazione all’incontro fra popoli, valore che il Comitato Beato Marco continuerà a evocare – nell’opera di diffusione dell’apostolo di unità e pace in Europa che si prolunga ora nel settembre dell’Anno Giubilare – anche facendo recitare in diverse lingue l’apposita preghiera impetratoria. Perché è nell’incontro fra diversi che sentono di arricchirsi l’un l’altro, meglio se con sentimenti di fede, che si cementa la pace e si scongiura la guerra.
ORA TAPPA A VIENNA: UNA LAPIDE PER PADRE MARCO
E ora l’itinerario di pace con Padre Marco si completa a Vienna dove una piccola delegazione reca la lapide (IN FOTO) per la facciata della chiesa sul colle del Kahlenberg ove il cappuccino “pregò per la liberazione di Vienna il 12 settembre 1683”. Così dice il testo trilingue (italiano – tedesco – polacco) di quest’opera che con tenacia è stata voluta, per il Comitato, da monsignor Romano Nardin. Egli guida la delegazione di dodici persone (membri del Comitato e suoi amici) che sabato 6 settembre alle ore 16 partecipano alla messa prefestiva nella Kapuzinerkirche e qui omaggiano la tomba del beato nostro e quindi assistono a un momento culturale. Domenica 7 alle ore 10 la lapide viene benedetta al termine della solenne messa di Marianamen, la festa del Santo Nome di Maria tradizionale in questo luogo che vide Marco d’Aviano celebrare la messa servitagli dal re polacco prima della battaglia e dell’insperabile vittoria che portò alla liberazione della sottostante capitale assediata. Accompagniamo la delegazione con molta simpatia, ringraziando don Romano dell’applicazione che ci ha messo nel portare avanti il progetto. Esso si è reso possibile grazie all’aiuto della presidenza della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia che tanti legami ha con Vienna e l’Austria e che sa di avere in Padre Marco uno dei suoi figli più illustri.






