AFFISSA E BENEDETTA LA LAPIDE A VIENNA COMMEMORATIVA DELLA PREGHIERA DI PACE DEL BEATO MARCO

Una realizzazione bella, importante e densa di valori del nostro Comitato pro canonizzazione

Una festa prettamente polacca ha accolto a Vienna l’affissione e benedizione della lapide commemorativa della preghiera di pace elevata dal Beato Marco d’Aviano alla vista della capitale allora dell’impero asburgico assediata e quindi miracolosamente liberata nel 1683. Essa ha occupato sul Kahlenberg la mattina di domenica 7 settembre e ha visto primo concelebrante la messa in onore di Marianamen (Santo Nome di Maria, anticipata qui sulla data anniversaria della liberazione di Vienna del 12 settembre) il promotore mons. Romano Nardin, guida della delegazione del Comitato Beato Marco sostenitore dell’iniziativa. Ha presieduto l’abate cistercense Szypulski con il rettore padre Krekora alla presenza di diplomatici e militari in servizio nella capitale d’Austria (notata la rappresentanza ucraina), di Carlo von Absburg figlio del compianto arciduca onorevole Otto a sua volta figlio dell’ultimo imperatore, il Beato Carlo I, nonché dell’assessore regionale del Friuli Venezia Giulia Stefano Zannier, avendo la regione autonoma finanziato convintamente l’opera. Per il raggiungimento dello scopo mons. Nardin, emerito parroco di Ghirano e Villanova di Prata, ha lavorato con tenacia sostenuto dagli ideali di fede e di pace, e dal valore imprescindibile dell’unione fra i popoli europei, di cui Padre Marco è emblema e oggi monito: siamo infatti in giorni di pericoli gravissimi per la pace nel continente, pericoli che hanno interessato proprio la nazione polacca dove la figura e il contributo essenziale alla pace di Padre Marco sono ben noti (papa Wojtyla disse una volta di conoscere il cappuccino “fin dai banchi della scuola”). Lo stesso don Romano, dopo la celebrazione eucaristica e la scopertura della lapide trilingue all’esterno della Josefskirche, ha impartito la benedizione finale con la formula usata da Padre Marco e con la reliquia del beato.Alla tomba di questo nella centralissima Kapuzinerkirche i pellegrini del Comitato, raggiunti dal gruppo Danzerini di Aviano e dall’assessore comunale Menegoz, avevano con loro vissuto una bella messa la sera di sabato 6 deponendo alla fine fiori e una speciale preghiera impetratoria diffusa dal Comitato in questo Anno giubilare della Speranza. In essa si chiede a Dio di “guardare noi e il mondo dal baratro della guerra”, mentre possiamo e forse dovremmo ripetere come non mai le parole pronunciate da Padre Marco sul Kahlenberg 342 anni fa in uno dei momenti più disperati della storia del continente: “Noi non amiamo altro che la pace”. Queste convinzioni, spiegate a Vienna pure nel corso di un momento culturale, hanno portato il Comitato quest’anno, specie nell’agosto del Beato Marco, a percorrere molti cammini giubilari e di pace in luoghi motivati della nostra regione e del vicino Veneto: esse sono risuonate venerdì 12, giorno del Santo Nome di Maria (memoria liturgica ripresa dal papa polacco per tutta la Chiesa nel 2002), nell’incontro di preghiera e fraternità all’insegna dell’apostolo di pace tenutosi nella Casa Opera Immacolata di Lourdes di Conegliano ove risiedono preti e laici della diocesi vittoriese. Già ci si era recati ad animare la preghiera di pace, tanto raccomandata quest’estate da papa Leone XIV, nelle analoghe case del clero di Udine e San Vito al Tagliamento, come nei monasteri di clausura di Mira e Attimis, mentre i viennesi, e sono stati tanti, erano stati intercettati il 23 e 24 agosto nelle sette celebrazioni animate sul Beato Marco “d’Europa” a Grado, stazione balneare “storica” di quella capitale, e gli austriaci anche a Trieste Monte Grisa e a Sappada. 

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