RIPRESA DELL’ATTIVITA’ NELL’ANNO GIUBILARE DI SAN FRANCESCO – PROSSIMO 50° DEL TERREMOTO IN FRIULI – PRESENTAZIONE DI LIBRO A PORDENONE IL 9 MAGGIO

Carissimi Amici del Beato Marco,

abbiamo ripreso in questi giorni pasquali il lavoro di animazione a sostegno della causa tornando al capitello del Beato Marco di Basalghelle il 27 aprile e ai ponti B. Marco di Tremeacque il giorno dopo, 28 aprile. Presenti nell’anniversario 23° della beatificazione i “nostri” don Brunone e don Romano, promotori di quelle dedicazioni al beato cappuccino, e con la presidenza delle celebrazioni eucaristiche nei due luoghi affidata al parroco di Mansué don Livio Dall’Anese, abbiamo così reiniziato a vivere i momenti “tradizionali”, di fede e amicizia, del calendario annuale del Comitato Beato Marco presieduto ora dal diacono Pierluigi Pasqual, ma già inseriti e proiettati nella straordinaria celebrazione dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi, evento di grande significato per la Chiesa che celebra un nuovo Giubileo e per l’umanità.

Come Comitato Beato Marco siamo coinvolti e partecipi della preparazione di esso in atto a Pordenone nella comunione con altre realtà di ispirazione francescana. Si sta abbozzando un calendario articolato e motivato, ricco di momenti di celebrazione, di pellegrinaggio, di cultura, di … attesa della pace, che è il valore aggiunto di questo tempo difficile e complesso, da vivere nella compagnia e nell’invocazione del Serafico padre di grandi testimoni della pace, della vita, della fede quali sono stati e continuano a essere Padre Marco e altri figli di Francesco generati dalla nostra terra. Apprestiamoci a vivere dalla prossima estate, e in specie nell’Ottobre Francescano e Novembre di Tutti i Santi, il felice compiersi degli otto secoli da quando San Francesco, che è pure il patrono d’Italia, intercede in Cielo, per i meriti acquisiti facendosi copia di Gesù nostra salvezza, per la pace e il bene di ogni uomo e di ogni donna, chiamati da lui e considerati fratello e sorella.

IL COMITATO BEATO MARCO per la causa di canonizzazione

1° maggio 2026

NB – In questi primi giorni del mese di maggio, vogliamo ricordare anche noi i cinquant’anni trascorsi dal terremoto del Friuli del 6 maggio 1976: lo vogliamo fare nella preghiera per i quasi mille defunti di allora e nella gratitudine per quanto lavoro è stato compiuto per la ricostruzione di questa terra nobile e di questo popolo forte. Vivremo un nostro momento di contatto con quella realtà nel pellegrinaggio francescano, inserito nel mese del Beato Marco, del prossimo 11 agosto, festa di Santa Chiara, a Moggio Udinese (monastero Clarisse) e a Gemona (santuario Sant’Antonio dei Frati Minori e Casa Madre delle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore).

PROSSIMAMENTE, SABATO 9 MAGGIO 2026 – PORDENONE, Biblioteca Civica Piazza XX Settembre, ORE 16 – Presentazione del nuovo libro “Cronaca del viaggio a Roma di fra Giovanni Antonio da Pordenone 1696-1697”, edito con il patrocinio del Comitato Beato Marco Pordenone

Il prof. Roberto Castenetto, membro del Comitato, ha promosso con don Alessandro Moro e Margherita Agostini la trascrizione ed edizione del testo, sin qui sconosciuto, nel quale un cappuccino nato e morto a Pordenone ha tramandato la sua esperienza di viaggio andata e ritorno a Roma, passando per Loreto e Assisi, compiuta a piedi o in barca come prescritto allora per i frati. Il libro può dirsi il primo contributo dato dal Comitato – che ha segnalato l’esistenza del documento nell’Archivio Provinciale dei Cappuccini di Venezia-Mestre – alla celebrazione di quest’Anno di San Francesco. Siamo invitati a prendere parte alla presentazione, non ultimo perché l’antico autore della “Descrittione del viaggio di Roma” era amico di Padre Marco e scrive in essa di averlo incontrato (a Chioggia) lungo il tragitto verso la capitale della cristianità.

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È VERO, IL BEATO ODORICO DA PORDENONE TRANSITÒ PER LO STRETTO DI HORMUZ

Settimane fa ne abbiamo fatto cenno. Lo straordinario itinerario del Beato Odorico da Pordenone raggiunse anche lo stretto di Hormuz, il luogo forse più citato al mondo da due mesi a questa parte di guerra coinvolgente l’Iran e di non soluzioni di pace, fra chiusure e fragili riaperture di questo snodo nevralgico per l’economia anche dell’Europa dipendente dal petrolio e gas estratti nei paesi del Golfo Persico in rilevanti quantità. Dopo lo sbarco da Venezia a Trebisonda sul Mar Nero successivo al 1318, il nostro pellegrino, uomo di confronti con le religioni e le culture, venne ad affacciarsi alla costa settentrionale (oggi iraniana) dello stretto dopo il lungo cammino che lo aveva fatto transitare nella terra mesopotamica della Caldea e in molte città della Persia occidentale oggi pure ricorrenti nelle cronache perché colpite dal conflitto in atto. Si ritrovò così al porto che gli apriva la via (d’acqua) in direzione Cina. Il missionario francescano dedica un capitolo della sua Relatio alla sosta a “Ormes”: così chiama già allora l’isola distante dalla terraferma cinque miglia dove non ci sono alberi e non vi è acqua dolce. Vi sorge una città ben murata, dove si fanno molti e grandi affari di compravendita: v’è infatti abbondanza di datteri, pane, pesce, carne a prezzo buonissimo. Più di tutto lo colpisce però il caldo torrido che costringe gli uomini al fastidio di avere i testicoli penzolanti fino a metà delle tibie, raccolti in “sacchetti” cinti in vita, e a idratare il corpo con unguenti protettivi dei forti raggi solari, “altrimenti morirebbero tutti”. Odorico descrive anche le piccole imbarcazioni, chiamate jasse, di cui qui ci si serve per solcare il “mare oceano” prospicente: cucite solo con lo spago, senza uso di pezzi di ferro. Su uno di questi battelli egli dice di essere salito per raggiungere in ventotto giorni Tana, il luogo dei protomartiri francescani d’India, sulla costa occidentale di quella penisola. W.A.

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PADRE MARCO: 27-28 APRILE PER L’ANNIVERSARIO DELLA BEATIFICAZIONE

icorre in questi giorni l’anniversario della beatificazione di Padre Marco (27 aprile 2003). Anche le attività del Comitato pordenonese per la causa del cappuccino vogliono inserirsi e coordinarsi al cammino dell’Anno centenario di San Francesco, patrono d’Italia, che viene annunciato per la città di Pordenone nella festa del patrono San Marco (25 aprile) e si estenderà lungo tutto il 2026 con un qualificato e articolato programma di fede, fraternità e cultura.

Martedì 28 aprile alle ore 18 ai ponti “B. Marco carismatico uomo di pace” di Tremeacque (presso Ghirano) – suggestivo luogo di confluenza dei fiumi Meduna e Livenza e d’incontro fra più comunità civili ed ecclesiali del territorio al confine fra due regioni e diocesi – è prevista una concelebrazione eucaristica presenziata dai sindaci di Prata, Pasiano e Mansuè. Il giorno prima, lunedì 27 alle ore 18.30, si celebra una messa anche nella vicina Basalghelle, comune di Mansuè, presso il capitello al Nostro intitolato, ogni anno sentita da quella comunità ultraliventina che lo eresse subito dopo la proclamazione di Padre Marco a beato.

Tre memorie pasquali di francescani nostri nel Giubileo del Serafico

I VENERABILI EGIDIO ALL’ISOLA DI BARBANA SABATO 25 APRILE E BERNARDINO AL DUOMO DI PORTOGRUARO DOMENICA 10 MAGGIO. ANNIVERSARIO LO STESSO GIORNO DEL TERZIARIO DON MATTEO CATUZZO DI SAN VITO AL TAGLIAMENTO

Sono tre le ulteriori celebrazioni di francescani nostri “santi” che si tengono in questi giorni del tempo pasquale dell’Anno giubilare di San Francesco che vede una grande attenzione verso i messaggi di pace e fratellanza di cui il Serafico parla potentemente all’umanità, specie in quest’ora travagliata.

EGIDIO – Si ripete ogni anno a Barbana, Grado, la commemorazione di Egidio Bullesi, il venerabile giovane istriano morto in concetto di santità il 25 aprile 1929, legato alla nostra chiesa locale per i suoi due fratelli preti venuti esuli con i genitori da Pola (sono tutti sepolti a Ramuscello). Egidio visse convintamente la spiritualità dei figli di Francesco tanto da aderire nel 1920 al Terz’Ordine e da appassionare a lui i suoi amici. L’isola di Barbana è stata retta (fino al 2019) per ben 118 anni dai Frati Francescani, i quali hanno portato avanti il ricordo di Egidio e la causa di beatificazione: l’Ordine continua quest’opera attraverso il Comitato Venerabile E. Bullesi che invita sabato 25 aprile all’appuntamento a Barbana l’Azione Cattolica e i terziari francescani della regione. A presiedere il rito solenne sarà il già ministro provinciale del Nord Italia e definitore generale dei Frati Minori padre Mario Favretto. Dalla penitenzieria del santuario si giungerà, attraverso un cammino processionale, alla cappella esterna dove è conservata l’urna di Egidio: qui saranno letti il testamento di San Francesco e il transito del venerabile giovane. Di rilievo le presenze delle delegazioni attese da Pola, città di Egidio: la corale degli italiani “Lino Mariani” sosterrà i canti della messa che seguirà in santuario. Tra gli organizzatori e sostenitori della giornata sono le associazioni degli istriani esuli, in primis i comitati provinciali del FVG dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che dieci anni fa esatti celebrarono a Barbana uno speciale “Giubileo”: esso verrà rinnovato nel nome della fraternità, tipico messaggio francescano, che deve improntare i rapporti di qua e di là del confine. A tale valore darà voce la nota giornalista del quotidiano “Avvenire” Lucia Bellaspiga, presidente oggi dell’associazione dei polesani esuli, nell’allocuzione sulla notevole presenza francescana in Istria che precederà la messa. A quanti prenderanno parte all’intensa mattinata del 25 aprile all’isola di Barbana si consiglia di prendere la barca da Grado delle ore 9.30.

DON MATTEO – Salutiamo con gioia e una recuperata consapevolezza anche la memoria in questo Giubileo di San Francesco di don Matteo Catuzzo di San Vito al Tagliamento, prete diocesano e terziario francescano, umilissimo assiduo confessore, ricco di virtù e di doni di consiglio tanto da venire ricordato nelle famiglie della città e dai confratelli come “il santo di San Vito”, ove visse tutto il sacerdozio dall’ordinazione nel 1874 alla morte il 10 maggio 1924. Non dimentichiamo che della sua santità ci ha lasciato autorevole testimonianza biografica, edita nel decennale della scomparsa, il francescano del convento di Madonna di Rosa padre Pacifico M. Perantoni poi generale dei Frati Minori e arcivescovo. Il ricordo di don Matteo, ravvivato qualche tempo fa dal compianto diacono Mario Moro, è condiviso dalla Parrocchia del Duomo dove il sacerdote fu a lungo vicario e che fu retta dallo zio suo arcidiacono don Giovanni Trevisan (l’altro zio don Giuseppe fu pievano della vicina Savorgnano). È ricordato pure nelle benemerite istituzioni ecclesiali di cui San Vito è ricca: la Cappella dell’Ospedale che lo ebbe esemplare negli ultimi cinque anni di vita nell’assistere malati e moribondi e ne ha esposto di recente il ritratto; il Santuario di Madonna di Rosa retto dai Frati Francescani che egli cooperò, da direttore dei terziari locali, a far giungere a San Vito (il nome di don Catuzzo è inciso nella lapide apposta sul campanile); la Casa del Clero dei suoi confratelli anziani di oggi; il Monastero delle Visitandine dove don Matteo contò sulla preghiera della zia suor M. Felicita. Lo pregherà pure il gruppo di preghiera di Padre Pio che si riunisce ogni mese a Prodolone.

PADRE BERNARDINO  La stessa domenica 10 maggio, alla messa delle ore 19, si celebrerà l’anniversario del Venerabile Bernardino da Portogruaro ripreso con cadenza annuale nel duomo di Sant’Andrea dopo che quattro anni fa venne qui ricordato il bicentenario della sua nascita nella città del Lemene (l’arcivescovo monsignor Giuseppe Dal Vago morì a Quaracchi, Firenze, il 7 maggio 1895). Quanto mai importante fu per l’intero Ordine Francescano l’azione, intellettualmente fervida, ricca di devozione e sorretta da incrollabile fiducia in Dio nell’Ottocento avverso alla vita religiosa, del ministro generale dei Frati Minori per oltre un ventennio Padre Bernardino, successore di San Francesco che rese testimonianza della sua specchiata fedeltà al carisma del fondatore ai frati sparsi nei conventi d’Europa, reduci dall’esperienza traumatica delle soppressioni, raggiunti da lui nonostante la sempre precaria salute. Famoso il suo sintetico ritratto, nella parlata veneziana, del francescano fedele: oci e xenoci, formazione e preghiera.                       Walter Arzaretti

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PER LA PASQUA 2026 CON SAN FRANCESCO NELL’VIII CENTENARIO DELLA SUA PASQUA

Ti adoriamo Signore nostro Gesù Cristo qui e in tutte le Tue chiese che sono nel mondo intero e Ti benediciamo perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo.In queste ore del Testamento di Gesù, che và a morire per risorgere, che dà cioè la vita per darci la vita, rileggiamo e preghiamo un passo di quanto San Francesco d’Assisi ci ha consegnato della sua fede nel Cristo Crocifisso Redentore nel suo Testamento.I suoi sentimenti siano i nostri sentimenti in queste ore supreme di Gesù: i sentimenti della vera Pasqua! 

L’augurio è di viverla, sostenuti questa volta dalla testimonianza sublime di Francesco d’Assisi, con sentimenti di adesione piena alla fede nel Risorto, per quindi trasfondere questa fede nella vita, oggi bisognosa di una forte testimonianza di pace: quella pace augurando la quale il Cristo si presentò ai suoi risorto e che Francesco fece la cifra del suo essere cristiano.Dopo l’esperienza vissuta da alcuni di noi il 14-15 marzo ad Assisi durante la solenne Ostensione quaresimale dei resti di Francesco, stiamo preparando da Pordenone intensi e motivati momenti di celebrazione dell’Anno Giubilare Francescano nell’800° dalla Pasqua del Poverello, di approfondimento dei suoi messaggi senza tempo, di fraternità anche fra di noi devoti dei figli del Serafico di questa nostra terra. I programmi, che prevedono numerosi coinvolgimenti, saranno resi noti dopo Pasqua, troveranno occasioni di preparazione in estate e si svolgeranno poi nell’autunno 2026: soprattutto nel mese della festa del Santo che è pure il Patrono d’Italia (il 4 ottobre sarà una festività anche nazionale).Del lavorìo in corso Vi faremo partecipi, sperando nel Vostro coinvolgimento.Frattanto buona partecipazione al Triduo Pasquale e una Pasqua come non mai “santa”, cioè di pace: il mondo ne ha urgente necessità, e perciò di San Francesco!Walter Arzarettiunito ai Promotori dell’Anno Francescano qui e ai Membri dei Comitati e Gruppi sostenitori e agli Amici delle Cause dei francescani beati Odorico da Pordenone e Marco d’Aviano e venerabili Bernardino da Portogruaro, Serafina Gregoris ed Egidio Bullesi, figure che valorizzeremo insieme nei programmi in fieri: perché la loro comune sorgente è il Serafico Padre.

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Testimonianza dopo Assisi

STANDO NELLA CITTÀ DELLA PACE PREGANDO L’URGENTE PACE E RICORDANDO

I frati padre Venanzio e padre Vitale arcivescovo e i beati loro Odorico e Marco

Nel mio andare ad Assisi a guardare e direi toccare Francesco nella domenica laetare che apre alla Pasqua e al suo messaggio di speranza e vita (ero lì il 15 marzo), ho avuto presenti, sono stato presente alle situazioni, che purtroppo si moltiplicano e aggravano, che rendono questo un mondo e un tempo di assoluta emergenza; in cui pertanto la memoria del Serafico non solo è doverosa ma necessaria. Mi hanno accompagnato e confermato nei propositi le parole di Leone XIV, che già simili aveva fatto echeggiare con continui appelli, sino all’ultimo, il papa che volle chiamarsi Francesco: “In quest’epoca segnata da tante guerre che sembrano interminabili … la sua vita [di San Francesco] indica la sorgente autentica della pace” (dal messaggio 8 gennaio 2026 per l’inizio dell’Anno giubilare francescano ai ministri generali della Conferenza della Famiglia Francescana); e ho pregato lui, San Francesco, con il papa: “Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra e di incomprensione, … in questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché [siamo] testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo” (ivi). So che l’hanno condiviso, questo pensare e pregare, tanti giovani da tutta Italia che, nelle stesse ore della nostra visita, hanno salito le erte assisane per riunirsi nel “Meeting Francescano Giovani” con il Poverello, modello forse irraggiungibile ma affascinante del coraggio che abbatte ogni muro perché in Dio trova la sorgente di ogni riconciliazione e costruisce ponti dove il mondo erige confini (per parafrasare ancora la preghiera consegnata da papa Leone per questo anno centenario del Serafico).

E sono riandato alla mia storia di contatto con il mondo francescano, innescato dalla paternità entusiasta del cappuccino padre Venanzio Renier, che ad Assisi venticinque anni fa (maggio 2001) accompagnavo novantaduenne con un bel gruppo a celebrare il 70° del suo sacerdozio (arrivò poi a superare il rarissimo 75°) eccezionalmente all’altare della cripta della tomba, ritrovata appena nel 1818, del Santo che lui aveva abbracciato tra i Cappuccini a soli 9 anni (per vivere fedelmente nell’ordine per altri 90!). Contatto con San Francesco, il mio, corroborato e carburato in seguito dall’autorità amichevole e concreta dell’altro mio “padre”, il conventuale padre Vitale, l’arcivescovo Bommarco, che mi ha voluto ulteriormente al servizio di tanti cammini di santità della terra “aquileiese” (e “concordiese”) che lui amò molto. E come potevo non ricordare padre Vitale davanti alle reliquie di Colui del quale fu successore! Fu lui, ministro generale eletto e rieletto nel Sacro Convento di Assisi, a volere fermamente nei primi mesi del 1978 la ricognizione medica e a ricomporre come le abbiamo viste in questo mese le ossa di Francesco: decisione, la sua, per un atto inedito senza il quale mezzo milione di pellegrini non sarebbero potuti convenire ora a fare esperienza, davanti all’umiltà di quel (poco) che resta del Santo, della verità della Risurrezione avvenuta a Pasqua, grazie alla quale posso credere che nulla è impossibile, compresa la pace più difficile.

Sono stato ad Assisi con 55 pellegrini motivati dai nostri beati Odorico e Marco, di Pordenone e di Udine, insieme a don Alessandro Tracanelli e mons. Romano Nardin. Bella la comunione friulana che ci ha visti convinti della santità attuale di questi due francescani del Friuli “non qualunque” sulla scia di quella attualissima del fondatore della straordinaria famiglia dei frati: veri seguaci di lui perché missionari, desiderosi di portare Gesù, la sua pace e il suo bene, a tutti. Pensando a essi nella condizione di comunione eterna che vivono con il Padre Francesco, che ammirarono come e più di noi e fu la leva per fare della loro vita uno “strumento della pace” di Cristo, continuo ora a pregarli, stando spiritualmente ancora ad Assisi, perché pace sia.

Pace finalmente in Ucraina, cioè in Europa, ho chiesto e chiedo fiducioso che Marco d’Aviano interceda a Dio con Francesco d’Assisi: lui che passò a tappeto il continente a predicare misericordia e seppe farsi artigiano di diplomazia, oggi in crisi come metodo di tessitura della pace, per risolvere la guerra e un’invasione armata (e quale invasione!).

Pace in Israele e – sarà un miracolo – la fine dell’inestricabile sofferenza della Palestina e – adesso, subito, prima che sia troppo tardi – la chiusura del conflitto in Iran e Medio Oriente ho chiesto e chiedo con insistenza che Odorico da Pordenone interceda a Dio con Francesco d’Assisi: lui che camminò verso Est da testimone dell’utilità di ogni dialogo, oggi poco praticato da quanti sono pur responsabili dei propri popoli, e passò per le città della Persia e della Caldea (alcune coinvolte nelle esplosioni di queste settimane, come Tabriz, Esfahan, Ahwaz); e si affacciò quindi al mare che lo condusse poi sino ai porti della Cina dallo stretto di Hormuz – il punto nevralgico, il più delicato e pericoloso, della guerra gravissima in atto (è da lì che stanno venendo conseguenze sulla nostra vita quotidiana dipendente da petrolio e gas) – da lui chiamato con tale nome geografico nella Relatio del suo viaggio.Così ho pregato e continuo a pregare, come si è fatto su invito dei vescovi anche digiunando perché pace sia il giorno prima della mia partenza alla volta della “città della pace”, cioè il 13 marzo venerdì di Quaresima. Perché la pace di Cristo sia, cioè la vita vera, la Pasqua, che San Francesco volle fosse il comandamento del cristiano al mondo ancora oggi tentato del suo contrario di passione e morte. 

Walter Arzaretti

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Padre Marco, l’aiuto francescano nell’opera gravosa della Chiesa della conversione a Dio

“OH SE IDDIO DISPONESSE CHE VOSTRA PATERNITÀ FACESSE DA NOI UN QUARESIMALE!”

Iniziandosi la Quaresima non si può non riandare, e ne facciamo richiamo ogni anno, a fra Marco d’Aviano, l’apostolo del dolore perfetto, cioè alla dimensione più spirituale della sua testimonianza perfettamente francescana, giacché il Padre Serafico cantò con il creato e le creature anche il perdono (“Laudato si’, mi Signore, per quilli che perdonano per lo tuo amore”): esso si impone di fronte alla finitudine quaggiù (“da la morte nullu homo vivente po skappare”) e impegna perciò, cosa non facile né scontata, a una vita riconciliata degna di lassù e della fraternità che deve improntare i rapporti interpersonali e la vita sociale.

Al rileggere alcune pennellate con cui il cappuccino tramanda i contesti, gli scenari e gli esiti delle sue predicazioni quaresimali costellate da pressoché plebiscitarie conversioni si avverte che non solo chi legge ne resterà stupito ma lui stesso lo sia: “Se vedesse la compuntione ne populi e come fanno l’atto di contrittione, resterebbe attonita”: così all’imperatore Leopoldo I dal quaresimale di Brescia del 1688. “L’atto di contrittione ch’ogni giorno facio viene accompagniato con diluvio di pianto”, riferisce ancora a Leopoldo dal quaresimale di Schio del 1686, aggiungendo: “Però ne spero gran frutto nell’anime” (ivi). È per questo che ritiene di non doversi risparmiare (“Mi trovo occupatissimo… È tanto il concorso del populo che non sto quieto né giorno né notte”, 4 aprile 1688), pienamente cosciente che sono “li nostri peccati l’innimici che possono far temere” (dalla lettera dal quaresimale di Vicenza 1687): vanno dunque emendati.

Che con la propria realtà degradata si debba fare i conti e un percorso di cambiamento sia doveroso intraprendere ne è compreso l’imperatore stesso che confessa a Padre Marco: “È ben vero che son huomo che conosco la mia fiachezza, che sono troppo lento et tepido, et in questo certo voglio corregermi” (lettera 1° aprile 1681 mentre il frate predica la quaresima a Venezia). È però talmente faticoso l’esercizio sulla propria interiorità che la conversione richiede, da rendersi necessari aiuti spirituali, provenienti pure da persone dotate di carismi conformi. Leopoldo, gravato da responsabilità che la sua delicata coscienza rende più pesanti, palesa continuamente di avere bisogno di Padre Marco: “Intanto io prego vostra reverenza a continuare verso me col suo paterno affetto et di ammonirmi in tutto quello crede conveniente per l’anima mia, che resto tutto consolato quando ricevo li prudenti consigli suoi” (ivi). Arriva a esclamare: “Oh se fossi felice, che vostra paternità venisse et Iddio disponesse che facesse da noi un quaresimale!” (ibidem).

A riconoscere d’altronde in Padre Marco un valido aiuto nell’opera gravosa della Chiesa della conversione a Dio è pure un santo cardinale e vescovo (canonizzato) – San Gregorio Barbarigo – il quale esprime il “sommo piacere” di avere “vostra paternità questa quaresima in domo [a Padova] con speranza di molto profitto nelle anime” (9 febbraio 1697): aspetto essenziale, questo “profitto”, della cura pastorale. Una cura volta alla lotta senza tregua al peccato (per l’applicazione di validi predicatori e l’amore paziente di buoni direttori spirituali) potrebbe apparire oggi cosa e metodo da passato (quando il quaresimale era tanto in voga): se non fosse ancora vero quanto Padre Marco scrive – e fa pensare assai noi trecento e passa anni dopo lui – che cioè “siamo hora in un mondo [dove] non regnia che doppiezza, interessi, addulattioni et inga[n]ni, e la causa di Dio del tutto quasi è abbolita, né si trova una sincera verità” (lettera all’imperatore 7 febbraio 1687). Cambiano i linguaggi, non la realtà: per questo è bene che sia adesso per tutti quaresima!

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Incontro annuale comitato e nomina Presidente Diac. Pier Luigi Pasqual

Il 21 febbraio il Comitato Beato Marco ha vissuto momenti intensi nel giorno del novantesimo compleanno del presidente don Luigi Stefanuto. Gli auguri sono stati formulati nella cornice della mattinata di spiritualità e incontro per i membri del Comitato tenutasi presso la Fraternità Francescana di Betania presente da quasi trent’anni a San Quirino (Pn) e avente un bel carisma di accoglienza: qui don Luigi era stato eletto presidente del Comitato il 10 dicembre 2016.

Dopo gli auguri, ricambiati da don Luigi con tutto il cuore, è stata celebrata da don Brunone la messa del Sabato primo di Quaresima, arricchita dall’Atto di dolore perfetto del grande quaresimalista Padre Marco e dalla preghiera per i membri defunti del Comitato, fra i quali non vanno dimenticati padre Venanzio, il vescovo padre Flavio Carraro, mons. Umberto Marcuzzi e Gianni Strasiotto. La celebrazione si è conclusa con la recita della preghiera consegnata alla Famiglia Francescana da papa Leone XIV per l’Ottavo Centenario in corso del Transito di San Francesco, le cui spoglie mortali proprio in questo giorno sono state traslate nella basilica inferiore di Assisi per l’Ostensione pubblica che andrà avanti fino al 22 marzo prossimo. Nella chiesa della Fraternità i membri del Comitato hanno pure ricevuto il dono dell’Indulgenza plenaria concessa dal papa alle chiese francescane in questo anno 2026 nuovamente giubilare.

È seguita una riunione dei dodici membri presenti (tra i quali padre Remigio Battel col suo bel abito cappuccino: dodici altri componenti erano o si erano giustificati, anche per motivi di salute e anzianità). Questi hanno acclamato don Luigi presidente emerito e presidente-legale rappresentante del Comitato Pierluigi Pasqual, diacono permanente di Pordenone da 15 anni esatti e membro del Comitato già con il compianto mons. Marcuzzi. Aggregato altresì al Comitato il prof. Roberto Castenetto in ragione del forte suo interesse culturale e di fede per Padre Marco e il lavorio cui si è già dedicato per incrementare gli studi sul frate beato d’Europa.

I presenti, inoltre, hanno condiviso il ricordo dell’Anno Giubilare della Speranza vissuto specialmente con momenti di pellegrinaggio (da ricordare la lapide trilingue collocata nel settembre 2025 a Vienna Kahlenberg) e alcune proposte per l’importante Anno di San Francesco da condividere, soprattutto dopo l’estate 2026, con similari gruppi di supporto delle altre cause francescane del territorio: fra queste i pellegrinaggi a Padova (nel 350° dal primo miracolo del nostro beato), ad Assisi e all’isola di San Francesco del Deserto. Confermato il calendario tradizionale del Comitato che seguirà dopo la Santa Pasqua, compreso l’agosto del Beato Marco che vedrà un viaggio nell’Alto Friuli e Carnia (con i loro luoghi francescani) nel 50° dal terremoto.

Lo spirito e i proponimenti del Comitato per l’Anno di San Francesco sono stati infine comunicati alla Fraternità Francescana di Betania, importante giovane realtà spirituale dal carisma pienamente serafico, durante il fraterno pranzo seguito all’insegna di un’amicizia che si è allargata ad amici del Comitato presenti e che vuole trovare momenti ulteriori di condivisione e preghiera nel nome del Beato Marco e dei santi figli di San Francesco di questa terra.

A don Luigi ancora gli auguri riconoscenti e sempre affezionati dei componenti il Comitato e dei tanti devoti del Beato Marco da esso motivati; e tantissima vicinanza nel Signore in questo varcare la soglia elevata dei 90 anni. All’amico diacono Pierluigi la gratitudine per avere accolto la nuova occasione di servizio – questo è proprio della vocazione diaconale – a supporto, nel Comitato pordenonese, dell’importante causa di canonizzazione del Beato P. Marco d’Aviano.

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MARCO D’AVIANO ALIAS D’EUROPA IN CONSIGLIO REGIONALE A TRIESTE

Il 2 febbraio scorso una delegazione del Comitato pro canonizzazione del Beato Marco ha fatto visita da Pordenone a Trieste al Consiglio Regionale durante la sua seduta. È recente la biografia “Beato Marco d’Aviano. Dal Friuli a Vienna per portare pace” (completamento e ampliamento del testo di don Marcello Bellina) uscita per cura del Comitato grazie al contributo del Consiglio Regionale FVG; come pure la realizzazione della lapide marmorea trilingue (italiano-tedesco-polacco) con medaglione bronzeo effigiante il volto del grande frate friulano del Seicento e la collocazione di essa in facciata della Josefskirche sulle colline del Kahlenberg sovrastanti Vienna: all’affissione dell’opera, resasi possibile per il sostegno della Presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia, sono intervenute autorità e gruppi di diverse nazionalità d’Europa presenti a Vienna, anche l’ucraina, insieme alla delegazione del Comitato Beato Marco promotore e alla Regione FVG venuta nella persona dell’assessore Zannier per mandato del presidente Fedriga. Non è poi mancato l’apporto del Comitato all’anno di GO!2025: la conferenza al festival internazionale E’Storia ha messo in evidenza come il futuro Padre Marco avesse studiato a Gorizia in un ambiente culturale aperto all’Europa, ma soprattutto il contributo alla causa dell’unità europea, tema tanto attuale, dato dal cappuccino conterraneo.

Con tali sentimenti il Comitato Beato Marco ha illustrato la sua attività – che guarda in questo 2026 al centenario di San Francesco, figura di riferimento per Padre Marco – ed espresso il grazie per la collaborazione instaurata con la Regione Autonoma. Sono stati presenti all’incontro in Consiglio il presidente dell’assise Mauro Bordin e il consigliere Markus Maurmair ai quali si sono associati Carlo Bolzonello e Lucia Buna e lo stesso assessore Stefano Zannier. È stato consegnato il libro biografico edito e anche un album illustrante la trasferta di settembre ’25 nella capitale d’Austria il cui influsso culturale si percepisce sempre a Trieste, specie nel Borgo Teresiano ai margini del quale sorge la piazza Oberdan del palazzo del nostro Consiglio Regionale.

Gli esponenti regionali hanno condiviso in particolare ciò cui allude il nome con cui Padre Marco fu chiamato dallo scrittore udinese Carlo Sgorlon: quello di “Marco d’Europa”. Esso è un invito a dare il giusto peso alla figura del più illustre friulano, e italiano, della capitale d’Austria, nazione vicina e amica del Friuli Venezia Giulia, favorendone l’approfondimento e la divulgazione del carisma francescano di operatore di pace e unione, anche politica, nel continente. Verso di questo si proietta del resto, con la stessa vocazione di Padre Marco, la regione nostra, terra d’incontro fra i ceppi linguistici latino, germanico, slavo che fanno l’Europa.

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BEATO MARCO nel 2025, Anno Giubilare “Pellegrini di Speranza”

La sintesi delle attività anno giubilare 2025 al link https://www.beatomarcodaviano.it/attivita-2025/

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Auguri di Buon Natale

Auguri a tutti i lettori in PACE e FRATERNITA’

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