Un evento di rilevanza straordinaria. Una celebrazione che fa bene all’umanità. Preparato da un triennio dedicato al ricordo degli 800 anni della regola bollata, del presepio, delle stigmate e del cantico delle creature (il centenario di questo è tuttora in corso), eccoci sulla soglia dell’8° Centenario del Transito del Serafico. Transito che si celebra ogni 3 ottobre sera.
I valori universali del prossimo Centenario francescano sono messi in luce dall’articolo che qui trascriviamo da “Il Popolo” di Pordenone. E’ menzionato il nostro beato Marco d’Aviano quale figlio di San Francesco che perseguì il dono, oggi pure minacciato, della pace.Lo offriamo qui di seguito alla lettura, nell’attesa di inserirci nel “clima” dell’Anno francescano 2026, del quale sentiremo molto parlare, ma che dobbiamo anche vivere. Anzitutto pregando e operando per la pace, contribuendo a far crescere la sensibilità per la custodia del creato, vivendo da fratelli di tutti.Tutto ciò viviamo nella speranza cristiana, nella fiducia in Dio che l’Anno Giubilare in corso ravviva e che il Santo Assisiate insegnò.Buon anno dell’VIII centenario di San Francesco d’Assisi a tutti! E buona festa di San Francesco, 4 ottobre, che – ed è molto significativo – il Parlamento italiano, senza distinzioni di parte, sta per ripristinare quale festività nazionale.
IL COMITATO BEATO MARCO Pordenone3 ottobre 2025, Transito del Serafico nell’Anno Giubilare
4 OTTOBRE. INIZIA L’ANNO DELL’VIII CENTENARIO DEL TRANSITO DI SAN FRANCESCO D’ASSISI
Patrono d’Italia e soprattutto patrono della pace, della fraternità, della cura del creato, doni per l’umanità tutta
La festa di San Francesco di questo Giubileo della Speranza è la chiave di volta del triennio 2023 2026 del centenario francescano indetto dalle famiglie dei figli del Serafico. Si entra infatti, con la celebrazione del Transito di venerdì sera 3 ottobre, nell’Anno dell’VIII Centenario della morte del santo assisiate avvenuta il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola. Un evento di straordinaria rilevanza, attese le tematiche cruciali per l’umanità su cui la figura di San Francesco fa riflettere: la causa della pace, anzitutto, pace minacciata come non mai prima dalla seconda guerra mondiale proprio in queste settimane; e poi la causa ecologica, della salvaguardia del creato cantato otto secoli esatti fa dal santo nel Cantico delle Creature, causa con strette correlazioni con quella della pace; e ancora la causa della fraternità, via principe di futuro perché siamo tutti umani e “tutti sulla stessa barca” aveva affermato papa Francesco facendo di queste tre istanze indilazionabili i pilastri del suo insegnamento con le encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti ispirate sin dal loro titolo alle parole del santo stesso.
Per l’Italia il Giubileo di San Francesco assume un sapore più intenso celebrando la nostra nazione il patrono, espressione sublime dell’animo italiano. E fa tanto piacere sapere che è molto avanzato in Parlamento l’iter per elevare il giorno 4 ottobre a festività nazionale: avvenuta giorni orsono l’approvazione della Camera dei Deputati, si attende il passaggio del disegno di legge al Senato della Repubblica. Per cui è ragionevole pensare che questa definizione di grande significato, che trova l’unità delle parti politiche, si avrà proprio per la festa del santo del 4 ottobre 2026. Sarà l’occasione alta per ribadire che non c’è futuro senza pace, non c’è pace senza fraternità, non c’è pace senza rispetto del creato, dono incommensurabile di Dio creatore.
Quali e quante provocazioni salutari vengono dal Giubileo di San Francesco! Senza dimenticare i pilastri della spiritualità evangelica del santo, in primis la povertà che, intesa come atteggiamento interiore di costante disponibilità e attenzione all’altro, è pure fondante la pace universale insieme al senso di comunità: perché chi sa vivere insieme non è capace di guerra.
La nostra regione è in un certo senso privilegiata nella celebrazione dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco non ultimo perché crocevia di pace conquistata grazie a un forte credo nell’Europa come comunità di stati e popoli dopo le drammatiche pagine della prima e della seconda guerra mondiale che – la prima – inferse colpi mortali e distruzioni (si ricordi l’anno dell’invasione) e – la seconda – provocò lutti a causa della lotta fratricida per la liberazione dall’oppressione e dolorose mutilazioni territoriali. Laboratorio di pace e d’Europa, il Nord Est d’Italia è privilegiato anche per la grande tradizione di presenza francescana, impersonata in special modo da Sant’Antonio di Padova, e per avere generato, soprattutto nei frati Odorico da Pordenone e Marco d’Aviano, personalità francescane di caratura internazionale e di modernità e attualità sui versanti delicati della costruzione di ponti di pace – e di una più forte, necessaria oggi, coesione europea (Marco d’Aviano) – e del dialogo fra le culture e le religioni, su cui pure si fonda la pace (Odorico da Pordenone). Senza dimenticare le innumerevoli altre figure francescane che, partite dalle nostre comunità, hanno seminato pace e fraternità in molte contrade d’Italia e del mondo, dando spesso esemplare testimonianza missionaria. Ci limitiamo a citare i nostri tre venerabili: Bernardino, Egidio e Serafina, anche in quanto espressione del frondoso, diversificato per vocazioni, albero francescano del primo, secondo e terz’ordine.
Ricordare per attingere forza di coerenza evangelica sui palcoscenici di una contingenza storica tanto difficile che abbisogna di testimoni credibili e coraggiosi, e riaffermare valori universali oggi irrinunciabili come pace, fraternità e cura del creato, sarà una dimensione fondamentale, ricca della speranza cui ci invita il Giubileo 2025, dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi che oggi iniziamo.