PER LA PASQUA 2026 CON SAN FRANCESCO NELL’VIII CENTENARIO DELLA SUA PASQUA

Ti adoriamo Signore nostro Gesù Cristo qui e in tutte le Tue chiese che sono nel mondo intero e Ti benediciamo perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo.In queste ore del Testamento di Gesù, che và a morire per risorgere, che dà cioè la vita per darci la vita, rileggiamo e preghiamo un passo di quanto San Francesco d’Assisi ci ha consegnato della sua fede nel Cristo Crocifisso Redentore nel suo Testamento.I suoi sentimenti siano i nostri sentimenti in queste ore supreme di Gesù: i sentimenti della vera Pasqua! 

L’augurio è di viverla, sostenuti questa volta dalla testimonianza sublime di Francesco d’Assisi, con sentimenti di adesione piena alla fede nel Risorto, per quindi trasfondere questa fede nella vita, oggi bisognosa di una forte testimonianza di pace: quella pace augurando la quale il Cristo si presentò ai suoi risorto e che Francesco fece la cifra del suo essere cristiano.Dopo l’esperienza vissuta da alcuni di noi il 14-15 marzo ad Assisi durante la solenne Ostensione quaresimale dei resti di Francesco, stiamo preparando da Pordenone intensi e motivati momenti di celebrazione dell’Anno Giubilare Francescano nell’800° dalla Pasqua del Poverello, di approfondimento dei suoi messaggi senza tempo, di fraternità anche fra di noi devoti dei figli del Serafico di questa nostra terra. I programmi, che prevedono numerosi coinvolgimenti, saranno resi noti dopo Pasqua, troveranno occasioni di preparazione in estate e si svolgeranno poi nell’autunno 2026: soprattutto nel mese della festa del Santo che è pure il Patrono d’Italia (il 4 ottobre sarà una festività anche nazionale).Del lavorìo in corso Vi faremo partecipi, sperando nel Vostro coinvolgimento.Frattanto buona partecipazione al Triduo Pasquale e una Pasqua come non mai “santa”, cioè di pace: il mondo ne ha urgente necessità, e perciò di San Francesco!Walter Arzarettiunito ai Promotori dell’Anno Francescano qui e ai Membri dei Comitati e Gruppi sostenitori e agli Amici delle Cause dei francescani beati Odorico da Pordenone e Marco d’Aviano e venerabili Bernardino da Portogruaro, Serafina Gregoris ed Egidio Bullesi, figure che valorizzeremo insieme nei programmi in fieri: perché la loro comune sorgente è il Serafico Padre.

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Testimonianza dopo Assisi

STANDO NELLA CITTÀ DELLA PACE PREGANDO L’URGENTE PACE E RICORDANDO

I frati padre Venanzio e padre Vitale arcivescovo e i beati loro Odorico e Marco

Nel mio andare ad Assisi a guardare e direi toccare Francesco nella domenica laetare che apre alla Pasqua e al suo messaggio di speranza e vita (ero lì il 15 marzo), ho avuto presenti, sono stato presente alle situazioni, che purtroppo si moltiplicano e aggravano, che rendono questo un mondo e un tempo di assoluta emergenza; in cui pertanto la memoria del Serafico non solo è doverosa ma necessaria. Mi hanno accompagnato e confermato nei propositi le parole di Leone XIV, che già simili aveva fatto echeggiare con continui appelli, sino all’ultimo, il papa che volle chiamarsi Francesco: “In quest’epoca segnata da tante guerre che sembrano interminabili … la sua vita [di San Francesco] indica la sorgente autentica della pace” (dal messaggio 8 gennaio 2026 per l’inizio dell’Anno giubilare francescano ai ministri generali della Conferenza della Famiglia Francescana); e ho pregato lui, San Francesco, con il papa: “Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra e di incomprensione, … in questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché [siamo] testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo” (ivi). So che l’hanno condiviso, questo pensare e pregare, tanti giovani da tutta Italia che, nelle stesse ore della nostra visita, hanno salito le erte assisane per riunirsi nel “Meeting Francescano Giovani” con il Poverello, modello forse irraggiungibile ma affascinante del coraggio che abbatte ogni muro perché in Dio trova la sorgente di ogni riconciliazione e costruisce ponti dove il mondo erige confini (per parafrasare ancora la preghiera consegnata da papa Leone per questo anno centenario del Serafico).

E sono riandato alla mia storia di contatto con il mondo francescano, innescato dalla paternità entusiasta del cappuccino padre Venanzio Renier, che ad Assisi venticinque anni fa (maggio 2001) accompagnavo novantaduenne con un bel gruppo a celebrare il 70° del suo sacerdozio (arrivò poi a superare il rarissimo 75°) eccezionalmente all’altare della cripta della tomba, ritrovata appena nel 1818, del Santo che lui aveva abbracciato tra i Cappuccini a soli 9 anni (per vivere fedelmente nell’ordine per altri 90!). Contatto con San Francesco, il mio, corroborato e carburato in seguito dall’autorità amichevole e concreta dell’altro mio “padre”, il conventuale padre Vitale, l’arcivescovo Bommarco, che mi ha voluto ulteriormente al servizio di tanti cammini di santità della terra “aquileiese” (e “concordiese”) che lui amò molto. E come potevo non ricordare padre Vitale davanti alle reliquie di Colui del quale fu successore! Fu lui, ministro generale eletto e rieletto nel Sacro Convento di Assisi, a volere fermamente nei primi mesi del 1978 la ricognizione medica e a ricomporre come le abbiamo viste in questo mese le ossa di Francesco: decisione, la sua, per un atto inedito senza il quale mezzo milione di pellegrini non sarebbero potuti convenire ora a fare esperienza, davanti all’umiltà di quel (poco) che resta del Santo, della verità della Risurrezione avvenuta a Pasqua, grazie alla quale posso credere che nulla è impossibile, compresa la pace più difficile.

Sono stato ad Assisi con 55 pellegrini motivati dai nostri beati Odorico e Marco, di Pordenone e di Udine, insieme a don Alessandro Tracanelli e mons. Romano Nardin. Bella la comunione friulana che ci ha visti convinti della santità attuale di questi due francescani del Friuli “non qualunque” sulla scia di quella attualissima del fondatore della straordinaria famiglia dei frati: veri seguaci di lui perché missionari, desiderosi di portare Gesù, la sua pace e il suo bene, a tutti. Pensando a essi nella condizione di comunione eterna che vivono con il Padre Francesco, che ammirarono come e più di noi e fu la leva per fare della loro vita uno “strumento della pace” di Cristo, continuo ora a pregarli, stando spiritualmente ancora ad Assisi, perché pace sia.

Pace finalmente in Ucraina, cioè in Europa, ho chiesto e chiedo fiducioso che Marco d’Aviano interceda a Dio con Francesco d’Assisi: lui che passò a tappeto il continente a predicare misericordia e seppe farsi artigiano di diplomazia, oggi in crisi come metodo di tessitura della pace, per risolvere la guerra e un’invasione armata (e quale invasione!).

Pace in Israele e – sarà un miracolo – la fine dell’inestricabile sofferenza della Palestina e – adesso, subito, prima che sia troppo tardi – la chiusura del conflitto in Iran e Medio Oriente ho chiesto e chiedo con insistenza che Odorico da Pordenone interceda a Dio con Francesco d’Assisi: lui che camminò verso Est da testimone dell’utilità di ogni dialogo, oggi poco praticato da quanti sono pur responsabili dei propri popoli, e passò per le città della Persia e della Caldea (alcune coinvolte nelle esplosioni di queste settimane, come Tabriz, Esfahan, Ahwaz); e si affacciò quindi al mare che lo condusse poi sino ai porti della Cina dallo stretto di Hormuz – il punto nevralgico, il più delicato e pericoloso, della guerra gravissima in atto (è da lì che stanno venendo conseguenze sulla nostra vita quotidiana dipendente da petrolio e gas) – da lui chiamato con tale nome geografico nella Relatio del suo viaggio.Così ho pregato e continuo a pregare, come si è fatto su invito dei vescovi anche digiunando perché pace sia il giorno prima della mia partenza alla volta della “città della pace”, cioè il 13 marzo venerdì di Quaresima. Perché la pace di Cristo sia, cioè la vita vera, la Pasqua, che San Francesco volle fosse il comandamento del cristiano al mondo ancora oggi tentato del suo contrario di passione e morte. 

Walter Arzaretti

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Padre Marco, l’aiuto francescano nell’opera gravosa della Chiesa della conversione a Dio

“OH SE IDDIO DISPONESSE CHE VOSTRA PATERNITÀ FACESSE DA NOI UN QUARESIMALE!”

Iniziandosi la Quaresima non si può non riandare, e ne facciamo richiamo ogni anno, a fra Marco d’Aviano, l’apostolo del dolore perfetto, cioè alla dimensione più spirituale della sua testimonianza perfettamente francescana, giacché il Padre Serafico cantò con il creato e le creature anche il perdono (“Laudato si’, mi Signore, per quilli che perdonano per lo tuo amore”): esso si impone di fronte alla finitudine quaggiù (“da la morte nullu homo vivente po skappare”) e impegna perciò, cosa non facile né scontata, a una vita riconciliata degna di lassù e della fraternità che deve improntare i rapporti interpersonali e la vita sociale.

Al rileggere alcune pennellate con cui il cappuccino tramanda i contesti, gli scenari e gli esiti delle sue predicazioni quaresimali costellate da pressoché plebiscitarie conversioni si avverte che non solo chi legge ne resterà stupito ma lui stesso lo sia: “Se vedesse la compuntione ne populi e come fanno l’atto di contrittione, resterebbe attonita”: così all’imperatore Leopoldo I dal quaresimale di Brescia del 1688. “L’atto di contrittione ch’ogni giorno facio viene accompagniato con diluvio di pianto”, riferisce ancora a Leopoldo dal quaresimale di Schio del 1686, aggiungendo: “Però ne spero gran frutto nell’anime” (ivi). È per questo che ritiene di non doversi risparmiare (“Mi trovo occupatissimo… È tanto il concorso del populo che non sto quieto né giorno né notte”, 4 aprile 1688), pienamente cosciente che sono “li nostri peccati l’innimici che possono far temere” (dalla lettera dal quaresimale di Vicenza 1687): vanno dunque emendati.

Che con la propria realtà degradata si debba fare i conti e un percorso di cambiamento sia doveroso intraprendere ne è compreso l’imperatore stesso che confessa a Padre Marco: “È ben vero che son huomo che conosco la mia fiachezza, che sono troppo lento et tepido, et in questo certo voglio corregermi” (lettera 1° aprile 1681 mentre il frate predica la quaresima a Venezia). È però talmente faticoso l’esercizio sulla propria interiorità che la conversione richiede, da rendersi necessari aiuti spirituali, provenienti pure da persone dotate di carismi conformi. Leopoldo, gravato da responsabilità che la sua delicata coscienza rende più pesanti, palesa continuamente di avere bisogno di Padre Marco: “Intanto io prego vostra reverenza a continuare verso me col suo paterno affetto et di ammonirmi in tutto quello crede conveniente per l’anima mia, che resto tutto consolato quando ricevo li prudenti consigli suoi” (ivi). Arriva a esclamare: “Oh se fossi felice, che vostra paternità venisse et Iddio disponesse che facesse da noi un quaresimale!” (ibidem).

A riconoscere d’altronde in Padre Marco un valido aiuto nell’opera gravosa della Chiesa della conversione a Dio è pure un santo cardinale e vescovo (canonizzato) – San Gregorio Barbarigo – il quale esprime il “sommo piacere” di avere “vostra paternità questa quaresima in domo [a Padova] con speranza di molto profitto nelle anime” (9 febbraio 1697): aspetto essenziale, questo “profitto”, della cura pastorale. Una cura volta alla lotta senza tregua al peccato (per l’applicazione di validi predicatori e l’amore paziente di buoni direttori spirituali) potrebbe apparire oggi cosa e metodo da passato (quando il quaresimale era tanto in voga): se non fosse ancora vero quanto Padre Marco scrive – e fa pensare assai noi trecento e passa anni dopo lui – che cioè “siamo hora in un mondo [dove] non regnia che doppiezza, interessi, addulattioni et inga[n]ni, e la causa di Dio del tutto quasi è abbolita, né si trova una sincera verità” (lettera all’imperatore 7 febbraio 1687). Cambiano i linguaggi, non la realtà: per questo è bene che sia adesso per tutti quaresima!

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Incontro annuale comitato e nomina Presidente Diac. Pier Luigi Pasqual

Il 21 febbraio il Comitato Beato Marco ha vissuto momenti intensi nel giorno del novantesimo compleanno del presidente don Luigi Stefanuto. Gli auguri sono stati formulati nella cornice della mattinata di spiritualità e incontro per i membri del Comitato tenutasi presso la Fraternità Francescana di Betania presente da quasi trent’anni a San Quirino (Pn) e avente un bel carisma di accoglienza: qui don Luigi era stato eletto presidente del Comitato il 10 dicembre 2016.

Dopo gli auguri, ricambiati da don Luigi con tutto il cuore, è stata celebrata da don Brunone la messa del Sabato primo di Quaresima, arricchita dall’Atto di dolore perfetto del grande quaresimalista Padre Marco e dalla preghiera per i membri defunti del Comitato, fra i quali non vanno dimenticati padre Venanzio, il vescovo padre Flavio Carraro, mons. Umberto Marcuzzi e Gianni Strasiotto. La celebrazione si è conclusa con la recita della preghiera consegnata alla Famiglia Francescana da papa Leone XIV per l’Ottavo Centenario in corso del Transito di San Francesco, le cui spoglie mortali proprio in questo giorno sono state traslate nella basilica inferiore di Assisi per l’Ostensione pubblica che andrà avanti fino al 22 marzo prossimo. Nella chiesa della Fraternità i membri del Comitato hanno pure ricevuto il dono dell’Indulgenza plenaria concessa dal papa alle chiese francescane in questo anno 2026 nuovamente giubilare.

È seguita una riunione dei dodici membri presenti (tra i quali padre Remigio Battel col suo bel abito cappuccino: dodici altri componenti erano o si erano giustificati, anche per motivi di salute e anzianità). Questi hanno acclamato don Luigi presidente emerito e presidente-legale rappresentante del Comitato Pierluigi Pasqual, diacono permanente di Pordenone da 15 anni esatti e membro del Comitato già con il compianto mons. Marcuzzi. Aggregato altresì al Comitato il prof. Roberto Castenetto in ragione del forte suo interesse culturale e di fede per Padre Marco e il lavorio cui si è già dedicato per incrementare gli studi sul frate beato d’Europa.

I presenti, inoltre, hanno condiviso il ricordo dell’Anno Giubilare della Speranza vissuto specialmente con momenti di pellegrinaggio (da ricordare la lapide trilingue collocata nel settembre 2025 a Vienna Kahlenberg) e alcune proposte per l’importante Anno di San Francesco da condividere, soprattutto dopo l’estate 2026, con similari gruppi di supporto delle altre cause francescane del territorio: fra queste i pellegrinaggi a Padova (nel 350° dal primo miracolo del nostro beato), ad Assisi e all’isola di San Francesco del Deserto. Confermato il calendario tradizionale del Comitato che seguirà dopo la Santa Pasqua, compreso l’agosto del Beato Marco che vedrà un viaggio nell’Alto Friuli e Carnia (con i loro luoghi francescani) nel 50° dal terremoto.

Lo spirito e i proponimenti del Comitato per l’Anno di San Francesco sono stati infine comunicati alla Fraternità Francescana di Betania, importante giovane realtà spirituale dal carisma pienamente serafico, durante il fraterno pranzo seguito all’insegna di un’amicizia che si è allargata ad amici del Comitato presenti e che vuole trovare momenti ulteriori di condivisione e preghiera nel nome del Beato Marco e dei santi figli di San Francesco di questa terra.

A don Luigi ancora gli auguri riconoscenti e sempre affezionati dei componenti il Comitato e dei tanti devoti del Beato Marco da esso motivati; e tantissima vicinanza nel Signore in questo varcare la soglia elevata dei 90 anni. All’amico diacono Pierluigi la gratitudine per avere accolto la nuova occasione di servizio – questo è proprio della vocazione diaconale – a supporto, nel Comitato pordenonese, dell’importante causa di canonizzazione del Beato P. Marco d’Aviano.

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MARCO D’AVIANO ALIAS D’EUROPA IN CONSIGLIO REGIONALE A TRIESTE

Il 2 febbraio scorso una delegazione del Comitato pro canonizzazione del Beato Marco ha fatto visita da Pordenone a Trieste al Consiglio Regionale durante la sua seduta. È recente la biografia “Beato Marco d’Aviano. Dal Friuli a Vienna per portare pace” (completamento e ampliamento del testo di don Marcello Bellina) uscita per cura del Comitato grazie al contributo del Consiglio Regionale FVG; come pure la realizzazione della lapide marmorea trilingue (italiano-tedesco-polacco) con medaglione bronzeo effigiante il volto del grande frate friulano del Seicento e la collocazione di essa in facciata della Josefskirche sulle colline del Kahlenberg sovrastanti Vienna: all’affissione dell’opera, resasi possibile per il sostegno della Presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia, sono intervenute autorità e gruppi di diverse nazionalità d’Europa presenti a Vienna, anche l’ucraina, insieme alla delegazione del Comitato Beato Marco promotore e alla Regione FVG venuta nella persona dell’assessore Zannier per mandato del presidente Fedriga. Non è poi mancato l’apporto del Comitato all’anno di GO!2025: la conferenza al festival internazionale E’Storia ha messo in evidenza come il futuro Padre Marco avesse studiato a Gorizia in un ambiente culturale aperto all’Europa, ma soprattutto il contributo alla causa dell’unità europea, tema tanto attuale, dato dal cappuccino conterraneo.

Con tali sentimenti il Comitato Beato Marco ha illustrato la sua attività – che guarda in questo 2026 al centenario di San Francesco, figura di riferimento per Padre Marco – ed espresso il grazie per la collaborazione instaurata con la Regione Autonoma. Sono stati presenti all’incontro in Consiglio il presidente dell’assise Mauro Bordin e il consigliere Markus Maurmair ai quali si sono associati Carlo Bolzonello e Lucia Buna e lo stesso assessore Stefano Zannier. È stato consegnato il libro biografico edito e anche un album illustrante la trasferta di settembre ’25 nella capitale d’Austria il cui influsso culturale si percepisce sempre a Trieste, specie nel Borgo Teresiano ai margini del quale sorge la piazza Oberdan del palazzo del nostro Consiglio Regionale.

Gli esponenti regionali hanno condiviso in particolare ciò cui allude il nome con cui Padre Marco fu chiamato dallo scrittore udinese Carlo Sgorlon: quello di “Marco d’Europa”. Esso è un invito a dare il giusto peso alla figura del più illustre friulano, e italiano, della capitale d’Austria, nazione vicina e amica del Friuli Venezia Giulia, favorendone l’approfondimento e la divulgazione del carisma francescano di operatore di pace e unione, anche politica, nel continente. Verso di questo si proietta del resto, con la stessa vocazione di Padre Marco, la regione nostra, terra d’incontro fra i ceppi linguistici latino, germanico, slavo che fanno l’Europa.

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BEATO MARCO nel 2025, Anno Giubilare “Pellegrini di Speranza”

La sintesi delle attività anno giubilare 2025 al link https://www.beatomarcodaviano.it/attivita-2025/

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Auguri di Buon Natale

Auguri a tutti i lettori in PACE e FRATERNITA’

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VERSO TUTTI I SANTI E LA PRIMA GIORNATA DI RICORDO DELLA SANTITÀ DELLE CHIESE LOCALI

Domenica 26 ottobre la parrocchia di Mareno di Piave, vicino Conegliano, presenta e benedice dopo la messa delle ore 10.45 la via Padre Marco d’Aviano intitolata dall’Amministrazione Comunale. A suo tempo si attivò per questo atto il nostro don Brunone De Toffol, membro del Comitato Beato Marco al quale va tanta gratitudine: rappresentato da mons. Romano Nardin, il Comitato partecipa ora al sentito momento voluto dal parroco mons. Mario Fabbro.

Esso si tiene prossimi ormai alla Solennità di Tutti i Santi, il cui clima papa Francesco, un anno fa, poco prima di salire al Padre, ha voluto ravvivare nella coscienza delle Chiese locali istituendo una speciale giornata di ricordo dei santi, beati, venerabili e servi di Dio da tenersi in ciascuna diocesi il 9 novembre di ogni anno. Si inizia il 9 novembre prossimo, significativamente nell’Anno giubilare (o Anno Santo), di domenica, nella giornata immediatamente seguente il tradizionale Ottavario di preghiera per i Fedeli Defunti e nel giorno liturgico della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e del mondo, madre di tutte le Chiese locali. Con questa decisione papa Francesco ha voluto ribadire alla Chiesa tutta il valore della “santità feriale” o “santità della porta accanto”, esemplare per ogni cristiano, vocato per il battesimo alla santità: egli l’aveva già esplicitato nel 2018 nell’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”.

La lettera 9 novembre 2024 istitutiva della Giornata della santità delle Chiese particolari precisa: Non si tratta di inserire una nuova memoria nel calendario liturgico, ma di promuovere con opportune iniziative al di fuori della liturgia, oppure di richiamare all’interno di essa, ad esempio nell’omelia o in altro momento ritenuto opportuno, quelle figure che hanno caratterizzato il percorso cristiano e la spiritualità locali”. Come Comitato che appoggia la causa del Beato Padre Marco aderiamo all’invito di papa Francesco, tanto più che ancora una trentina d’anni fa, a Pordenone, padre Venanzio Renier, decano dei postulatori, fu antesignano di questa decisione proponendo un progetto pastorale pregiubilare sui “Cammini di santità in diocesi”. Il suo inizio fu solenne, l’8 dicembre 1996, nella Casa di spiritualità “Madonna Pellegrina” ove convennero le postulazioni e rappresentanze di coloro che seguono o zelano i santi, beati, venerabili, servi di Dio della Chiesa particolare di Concordia-Pordenone. Si dipanarono, negli anni seguenti di preparazione del Grande Giubileo 2000 – scandendo gli anni del Figlio (1997), dello Spirito Santo (1998) e del Padre (1999) disposti dal papa San Giovanni Paolo II – diversi momenti di riconsiderazione dei santi locali (compreso Padre Marco, allora non ancora beato) e l’arcivescovo di Gorizia padre Antonio Vitale Bommarco – che aveva presenziato a quella indimenticabile giornata inaugurale di “Santità in diocesi” ed era molto attento a tale filone di promozione cristiana quale figlio del Serafico e già ministro generale dei Frati Conventuali (si era occupato in prima persona negli anni 1981-82 delle celebrazioni dell’Ottavo centenario della nascita di San Francesco d’Assisi e del 750° dalla morte di Sant’Antonio di Padova) – volle estendere il progetto alle diocesi della regione FVG anche con la preparazione ed edizione del volume “Santi e Martiri nel Friuli e nella Venezia Giulia”.

Avevamo allora visto giusto se papa Francesco ora ha raccomandato alle Chiese locali di attivare ogni anno iniziative di richiamo delle santità del territorio.

Con questi begli stimoli, che ci confermano nella bontà di quanto stiamo da decenni facendo, viviamo con intensità – carissimi amici del Beato Marco e di altri santi nostri – questi giorni dedicati a Tutti i Santi (1° novembre), alla preghiera per i Fedeli Defunti (2-8 novembre) e al ricordo delle figure di santità del territorio (9 novembre), godendo con fede ancora del Giubileo della Speranza e attendendo pure l’inizio di quello, importante, dell’800° del Transito di San Francesco. Pordenone, 25 ottobre A.D. 2025

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11 ottobre: preghiamo il rosario con il Papa per la pace

Oggi è giornata di preghiera per la pace, che il mondo ha bisogno di ritrovare in molte regioni. Il papa recita questa sera il Santo Rosario per la pace, in questo mese del Rosario del Giubileo della Speranza, e noi ci uniamo all’intenzione che egli ci suggerisce con animo accorato per tutto questo ottobre. Lo facciamo anche da devoti del Beato Marco che ci invita a ripetere con lui: “Signore, tu lo sai, da parte nostra non amiamo altra cosa che la pace” (così Padre Marco pregò a Vienna per la liberazione dall’assedio).Questa disponibilità, riaffermata da ciascuno in ogni comportamento e pensiero, è già una dichiarazione e una impetrazione della pace. La possiamo fare, la dobbiamo fare a fronte di tante scene strazianti di questi tempi (che durano da anni) e, se si aprono a esiti di speranza in queste ore nella terra di Gesù (che devono però consolidarsi), restano attuali per esempio in Ucraina, ma anche in numerose altre parti del mondo.Come Comitato Beato Marco sentiamo come prima missione in questi frangenti di pregare e far pregare per la pace, che fu grande missione del cappuccino d’Europa chiamato per obbedienza al papa di allora a salire palcoscenici altrettanto complicati della storia sul versante della pace.Alcuni di noi devoti si recano proprio oggi, sabato 11 ottobre, in pellegrinaggio giubilare oltre il confine di Gorizia nel nome del beato pordenonese, ma originario di quelle terre già martoriate dalle due guerre mondiali del Novecento, Daniele d’Ungrispach. Dopo la visita del castello museo di Kromberg, e la commemorazione e celebrazione eucaristica bilingue a Vogrsko (due località slovene a ridosso del confine goriziano), nel pomeriggio i cinquanta partecipanti sono alle ore 15 nel convento-castello dei Cappuccini di Vipavski Kriz, Santa Croce di Aidussina. E qui non possono non rivolgere un pensiero al Beato Marco e chiedergli, con i frati sloveni che li ospitano con tanta fraternità, una mediazione di pace dal cielo. Visitato indi il bellissimo Collio sloveno, il Rosario viene poi recitato in serata nel santuario Rosa Mystica di Cormons, città natale del Beato Daniele che si accompagna in proprio gruppo a questo viaggio.Ho voluto qui renderVi edotti di questa trasferta perché si pone anch’essa sulla linea ideale dei pellegrinaggi di speranza che in quest’anno giubilare abbiamo realizzato in comunione con Padre Marco e altri nostri beati e venerabili. Ultimo è stato quello della piccola delegazione recatasi un mese fa a Vienna per la posa e scopertura di una lapide marmorea con ritratto bronzeo del Beato Marco proprio nel luogo della sua preghiera di pace.Questa linea ideale, ricca di fede e speranza, vogliamo continuare a tracciare. E siamo grati ai cappuccini d’Austria (a Vienna) e di Slovenia (oggi nel loro stupendo convento della valle del Vipacco) di poterlo fare in queste settimane tanto delicate per il mondo: grazie per la loro amicizia e accoglienza squisita. Oltretutto, queste visite europee ai frati nel nome del frate d’Europa sono valide introduzioni all’8° centenario del Transito di San Francesco, evento motivato come è facile capire, che ci deve pure vedere coinvolti.A queste esperienze di fede fraterna e ricca di ispirazioni attuali sento di unire tutti Voi, amici del Beato Marco, nel giorno in cui il papa ci chiede di credere nella preghiera per la pace.WALTER ARZARETTI oggi pellegrino oltreconfine11 ottobre 2025, nell’Anno giubilare della Speranza

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INIZIA L’ANNO DELL’VIII CENTENARIO DEL TRANSITO DI SAN FRANCESCO

Un evento di rilevanza straordinaria. Una celebrazione che fa bene all’umanità. Preparato da un triennio dedicato al ricordo degli 800 anni della regola bollata, del presepio, delle stigmate e del cantico delle creature (il centenario di questo è tuttora in corso), eccoci sulla soglia dell’8° Centenario del Transito del Serafico. Transito che si celebra ogni 3 ottobre sera.
I valori universali del prossimo Centenario francescano sono messi in luce dall’articolo che qui trascriviamo da “Il Popolo” di Pordenone. E’ menzionato il nostro beato Marco d’Aviano quale figlio di San Francesco che perseguì il dono, oggi pure minacciato, della pace.Lo offriamo qui di seguito alla lettura, nell’attesa di inserirci nel “clima” dell’Anno francescano 2026, del quale sentiremo molto parlare, ma che dobbiamo anche vivere. Anzitutto pregando e operando per la pace, contribuendo a far crescere la sensibilità per la custodia del creato, vivendo da fratelli di tutti.Tutto ciò viviamo nella speranza cristiana, nella fiducia in Dio che l’Anno Giubilare in corso ravviva e che il Santo Assisiate insegnò.Buon anno dell’VIII centenario di San Francesco d’Assisi a tutti! E buona festa di San Francesco, 4 ottobre, che – ed è molto significativo – il Parlamento italiano, senza distinzioni di parte, sta per ripristinare quale festività nazionale.
IL COMITATO BEATO MARCO Pordenone3 ottobre 2025, Transito del Serafico nell’Anno Giubilare

4 OTTOBRE. INIZIA L’ANNO DELL’VIII CENTENARIO DEL TRANSITO DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

Patrono d’Italia e soprattutto patrono della pace, della fraternità, della cura del creato, doni per l’umanità tutta

La festa di San Francesco di questo Giubileo della Speranza è la chiave di volta del triennio 2023 2026 del centenario francescano indetto dalle famiglie dei figli del Serafico. Si entra infatti, con la celebrazione del Transito di venerdì sera 3 ottobre, nell’Anno dell’VIII Centenario della morte del santo assisiate avvenuta il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola. Un evento di straordinaria rilevanza, attese le tematiche cruciali per l’umanità su cui la figura di San Francesco fa riflettere: la causa della pace, anzitutto, pace minacciata come non mai prima dalla seconda guerra mondiale proprio in queste settimane; e poi la causa ecologica, della salvaguardia del creato cantato otto secoli esatti fa dal santo nel Cantico delle Creature, causa con strette correlazioni con quella della pace; e ancora la causa della fraternità, via principe di futuro perché siamo tutti umani e “tutti sulla stessa barca” aveva affermato papa Francesco facendo di queste tre istanze indilazionabili i pilastri del suo insegnamento con le encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti ispirate sin dal loro titolo alle parole del santo stesso.

Per l’Italia il Giubileo di San Francesco assume un sapore più intenso celebrando la nostra nazione il patrono, espressione sublime dell’animo italiano. E fa tanto piacere sapere che è molto avanzato in Parlamento l’iter per elevare il giorno 4 ottobre a festività nazionale: avvenuta giorni orsono l’approvazione della Camera dei Deputati, si attende il passaggio del disegno di legge al Senato della Repubblica. Per cui è ragionevole pensare che questa definizione di grande significato, che trova l’unità delle parti politiche, si avrà proprio per la festa del santo del 4 ottobre 2026. Sarà l’occasione alta per ribadire che non c’è futuro senza pace, non c’è pace senza fraternità, non c’è pace senza rispetto del creato, dono incommensurabile di Dio creatore.

Quali e quante provocazioni salutari vengono dal Giubileo di San Francesco! Senza dimenticare i pilastri della spiritualità evangelica del santo, in primis la povertà che, intesa come atteggiamento interiore di costante disponibilità e attenzione all’altro, è pure fondante la pace universale insieme al senso di comunità: perché chi sa vivere insieme non è capace di guerra.

La nostra regione è in un certo senso privilegiata nella celebrazione dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco non ultimo perché crocevia di pace conquistata grazie a un forte credo nell’Europa come comunità di stati e popoli dopo le drammatiche pagine della prima e della seconda guerra mondiale che – la prima – inferse colpi mortali e distruzioni (si ricordi l’anno dell’invasione) e – la seconda – provocò lutti a causa della lotta fratricida per la liberazione dall’oppressione e dolorose mutilazioni territoriali. Laboratorio di pace e d’Europa, il Nord Est d’Italia è privilegiato anche per la grande tradizione di presenza francescana, impersonata in special modo da Sant’Antonio di Padova, e per avere generato, soprattutto nei frati Odorico da Pordenone e Marco d’Aviano, personalità francescane di caratura internazionale e di modernità e attualità sui versanti delicati della costruzione di ponti di pace – e di una più forte, necessaria oggi, coesione europea (Marco d’Aviano) – e del dialogo fra le culture e le religioni, su cui pure si fonda la pace (Odorico da Pordenone). Senza dimenticare le innumerevoli altre figure francescane che, partite dalle nostre comunità, hanno seminato pace e fraternità in molte contrade d’Italia e del mondo, dando spesso esemplare testimonianza missionaria. Ci limitiamo a citare i nostri tre venerabili: Bernardino, Egidio e Serafina, anche in quanto espressione del frondoso, diversificato per vocazioni, albero francescano del primo, secondo e terz’ordine.

Ricordare per attingere forza di coerenza evangelica sui palcoscenici di una contingenza storica tanto difficile che abbisogna di testimoni credibili e coraggiosi, e riaffermare valori universali oggi irrinunciabili come pace, fraternità e cura del creato, sarà una dimensione fondamentale, ricca della speranza cui ci invita il Giubileo 2025, dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi che oggi iniziamo.                                                                             

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