12 GENNAIO 1971, CINQUANT’ANNI FA il nome nuovo della diocesi -CONCORDIA – PORDENONE: un processo storico lungo cinque secoli

1425 – La diocesi – antica di oltre mille anni nella sede madre, la romana Julia Concordia (filiata da Aquileia alla fine del IV sec. con la dedicazione dal vescovo aquileiese San Cromazio della prima cattedrale basilica apostolorum nel 388/89 e la contestuale consacrazione del primo vescovo) – viene traslata da papa Martino V nella vicina Portogruaro. Qui vescovo e capitolo dei canonici dimoravano d’uso e, già da prima dell’anno Mille, i vescovi esercitavano dal loro castello la giurisdizione civile sulla città sul Lemene e vi attendevano anche al governo ecclesiastico esteso fra Livenza e Tagliamento, dai monti al mare (antico agro concordiense). Il provvedimento è però revocato nel 1445 da papa Eugenio IV.

1586 – Passato più di un secolo, a seguito della visita apostolica alla diocesi (1582-84) del vescovo Cesare de Nores per l’attuazione delle riforme del Concilio Tridentino, con bolla 29 marzo papa Sisto V, essendo vescovo mons. Matteo I Sanudo, dispone la traslazione a Portogruaro, “ubi aer temperatior est” (= dove l’aria è più salubre), del vescovo (e capitolo): vengono conservati comunque a Concordia il titolo della diocesi e la sede cattedrale, con obbligo al vescovo e capitolo di continuare in perpetuo a celebrare qui le feste proprie di detta chiesa. Già allora si era avanzata e presa in seria considerazione la candidatura di Pordenone come sede vescovile, ma la città non era stata in grado di soddisfarne le condizioni (provvista di residenze per vescovo, curia, canonici, seminario).

1918 – Il problema della sede della diocesi – Portogruaro quasi all’estremità meridionale del suo territorio, Pordenone al centro geografico provvista di vie di comunicazione e in ascesa demografica, commerciale e industriale – si riaffaccia prepotentemente dopo l’esecrabile assalto al vescovo Isola nell’episcopio portogruarese l’ultimo giorno della prima guerra mondiale. In particolare don Giuseppe Lozer lancia l’idea di una supplica dei parroci e curati a papa Benedetto XV per il trasferimento della residenza vescovile e del seminario a Pordenone (oppure a San Vito al Tagliamento). Già a fine anno, sedici foranie su ventuno indicano Pordenone. La petizione è trasmessa alla Santa Sede.

1919 – Dimessosi mons. Isola, non disposto dopo la grave aggressione a rientrare in Portogruaro, e appena eletto il vescovo Luigi Paulini, l’assemblea dei vicari foranei ribadisce il 24 marzo l’orientamento per la sede a Pordenone (17 foranie su 21). Il 5 giugno la Sacra Congregazione Concistoriale, in seduta plenaria, vota in favore della traslazione che Benedetto XV stabilisce in Pordenone sia per il vescovo che per il seminario diocesano. Già però si era avuta la reazione di Portogruaro – autorità civili, canonici, clero – che preme su Roma, governo italiano e Santa Sede. Il disposto trasferimento a Pordenone viene attuato dalla Congregazione per il seminario (7 agosto), ma differito per vescovo e curia diocesani perché alla nomina di mons. Paulini è stato concesso il (necessario allora) regio exequatur all’espressa condizione che egli risieda in Portogruaro.

1929 – Il Concordato stipulato fra Santa Sede e Stato Italiano prevede anche di uniformare possibilmente le sedi e confini diocesani a quelli provinciali: pericolo di sussistenza della Diocesi di Concordia allora non ricomprendente un capoluogo di provincia e di spartizione del suo territorio fra le diocesi site in tre vicine province. Negli anni seguenti si ripropone la questione della sede vescovile: mons. Paulini, per essere vicino al seminario, desidererebbe trasferirsi a Pordenone dove il Comune delibera il suo fattivo impegno in tal senso. Non si arriva alla traslazione anche per una congiuntura sfavorevole durante il regime fascista e poi per lo scoppio del secondo conflitto mondiale.

1945 e 1949 – Appena finita la guerra, la città di Pordenone ribadisce la propria disponibilità, ma la Santa Sede rimanda ancora sulla sede vescovile di Concordia: prima per la contrarietà a traslocare da Portogruaro del nuovo vescovo, nominato nell’anno, mons. D’Alessi; poi, morto questo, perché il successore mons. De Zanche, alieno da contrasti e divisioni, prega di soprassedere non ritenendo maturo il tempo per eseguire la traslazione.

1968 – Nasce la Provincia di Pordenone (nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia) e vengono fugate, anche per la reazione del vescovo De Zanche, le velleità di Venezia di aggregazione alla sede patriarcale del territorio diocesano ricadente nella sua provincia (Portogruarese, con la chiesa madre di Concordia), in conformità ai desiderata del Concordato.

1970-1971 – Il governo della Chiesa Concordiese passa a mons. Abramo Freschi, nominato il 20 luglio 1970 amministratore apostolico “sede plena” della diocesi: egli prende immediata residenza (dal 12 ottobre, cinquant’anni fa) a Pordenone. All’anziano mons. De Zanche resta peraltro il titolo vescovile di Concordia e anche la residenza nell’episcopio di Portogruaro. Conseguito questo “equilibrio”, giunge gradualmente il momento di dare applicazione, da parte della Santa Sede, alle vecchie deliberazioni sulla configurazione della diocesi. A questa, regnante papa Paolo VI, viene anzitutto data una nuova denominazione: Diocesi di Concordia-Pordenone (decreto della Sacra Congregazione per i Vescovi 12 gennaio 1971). Essa coniuga l’antichità della sede originaria e la centralità della nuova città ora “capoluogo di provincia e sede di istituzioni civili e di pubblici uffici nonché grandemente cresciuta in questi ultimissimi tempi” (così il “decretum de novo dioecesis titulo”). È anche ribadita dal nuovo nome (quel trattino di congiunzione!) l’unità inalterabile del territorio diocesano (l’antico agro), al di là delle divisioni amministrative posteriori (Veneto/Friuli). Usando mons. Freschi ulteriore tatto e prudenza nella soluzione della controversa questione (andava avanti da oltre cinquecento anni), la sede vescovile di Concordia-Pordenone (dunque pure la curia) sarà effettivamente traslata con decreto del successivo 26 ottobre 1974 della medesima Congregazione vaticana: esso dispone pure l’erezione del Duomo di San Marco in Pordenone a concattedrale della diocesi, rimanendo ubicata a Concordia Sagittaria la chiesa cattedrale.    

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Festa del Beato Odorico 2021

La festa del Beato Odorico da Pordenone, nato al Cielo 690 anni fa “la dimane dell’Ottava dell’Epifania” (14 gennaio 1331), inaugura l’anno. Ci sia cara la memoria dei santi, soprattutto in tempi complicati e pericolosi: essa è fonte di consolazione e di speranza. Quanto le generazioni passate si sono affidate ai santi in tempi di pestilenze ed epidemie! Del beato friulano ricorrono significativi anniversari. Sono 250 anni che la sua stupenda arca si trova nella chiesa del Carmine in Udine. 700 anni esatti poi dal martirio dei confratelli francescani a Tana (India), 1321, le cui reliquie egli raccolse alla periferia di Bombay. Il Nostro ne tramandò la passione in intensissime pagine della sua Relatio e sperimentò l’efficacia della loro intercessione nel corso del suo periglioso viaggio alla Cina. Il programma del mese di Odorico che condividiamo con la Commissione Beato Odorico per la canonizzazione e il culto, operativa fra Udine e Pordenone, è condizionato ovviamente dal clima di pandemia che ci sta segnando e ha contrassegnato le nostre feste. Siamo ora all’Epifania, grandiosa festività nella tradizione italiana e ancora di più friulana. Ci manca il falò… e sono meno solenni le messe dello spadone a Cividale e del tallero a Gemona. Contingentata è stata la benedizione della Vigilia di acqua, sale e frutta. E’ interessante ricordare che quest’ultima ci è stata tramandata, con forti sentimenti e tuttora consistente partecipazione, dalla tradizione liturgica della Chiesa Madre di Aquileia. E’ benedizione, cioè propiziazione! Ne abbiamo ancora più bisogno all’inizio di un anno così… insieme all’intercessione degli amici di Dio, i santi. Anche la memoria della vita della Chiesa ci sia di consolazione e di speranza. Così partecipiamo a voi, cari amici, pure il 50° anniversario del nome nuovo della Diocesi di Concordia. Come Odorico DA PORDENONE, dal 12 gennaio 1971 si chiama di “Concordia-PORDENONE“, e continua da questa città a costruire una storia di fede garantita dalla benedizione di Dio su tutti noi, suo Popolo. 

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Sgorlon racconta il Beato Marco d’Aviano

Sgorlon racconta Marco d’Aviano e porta il friulano nel mondoIl romanzo storico sulla vita del frate riappare nella versione in marilenghe Sarà distribuito tra i fogolars per ricordare il grande scrittore a 11 anni dalla morteC’era nel Seicento un piccolo frate cappuccino di origini friulane ben conosciuto nelle corti europee dove esercitava un potere tutto particolare. Si muoveva da solo, inerme, senza armi, ma dalla sua aveva un’eccezionale abilità nel predicare, nel catturare le folle con il dono di una parola che entrava nella mente e nel cuore di chi ascoltava. E si arrivò a folle sterminate, fino a 40-50 mila persone, quando il significato dei suoi discorsi passava di bocca in bocca stupendo e coinvolgendo. Ad affascinare era il fuoco misterioso che ardeva in lui, la convinzione che lo bruciava nel profondo, per indurre tutti a camminare assieme verso la vera luce, verso Dio. Le difficoltà linguistiche non gli pesavano. Conoscendo appena il tedesco, imbastiva frasi e concetti capaci di conquistare il popolo, ma anche gli imperatori, come quello d’Austria, Leopoldo, di cui fu consigliere e confessore, e che si affidò a lui per costruire un’alleanza in grado di fermare l’implacabile avanzata dei turchi, diretti alla conquista di Vienna.Questa è la storia straordinaria del frate Carlo Domenico Cristofori, nato ad Aviano nel 1631 da una famiglia venuta dalla Lombardia. Studiò nel collegio gesuita di Gorizia e, durante un viaggio in Istria, decise di entrare tra i cappuccini prendendo il nome del padre, Marco. Così cominciò il cammino che lo portò pezzo dopo pezzo a comporre il suo mosaico, in vita e anche in seguito, concludendolo solamente nel 2003 quando papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato dopo un lungo processo di studio sull’opera di predicatore e taumaturgo, qualità che lo resero immensamente popolare nel mondo di allora, diffondendo il mito di Marco d’Europa. Ed è proprio questo (“Marco d’Europa”) il titolo del romanzo storico che lo scrittore Carlo Sgorlon gli dedicò nel 1993 con le Edizioni Paoline. L’idea di narrare tale epopea gli venne dagli incontri con padre Venanzio Renier, frate che viveva a Pordenone e che si battè con passione per la beatificazione di Marco. Il romanzo riappare adesso, vigilia del Natale 2020, quando ricorreranno gli 11 anni dalla scomparsa di Sgorlon, nella versione in friulano con la traduzione curata da Eddi Bortolussi. Il libro è inserito nella collana della Filologica e, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia (concesso all’Ente Friuli nel mondo per la pubblicazione), sarà divulgato tra i fogolars sparsi in Italia e nei continenti quale messaggio che possa legare i nostri conterranei ai luoghi di origine delle famiglie e alla lingua madre. Il romanzo in veste friulana è nato con il consenso della signora Edda Agarinis Sgorlon e da un intento comune, che viene spiegato nelle prefazioni dai presidenti Federico Vicario (Filologica), Loris Basso (Friuli nel mondo) e don Luigi Stefanutto (Comitato beato Marco). Bortolussi dedica la sua traduzione a Sgorlon, ma anche a Lelo Cjanton e ai “confradis de Risultive”, gruppo a cui aderì da giovane poeta.Nel romanzo spicca soprattutto il rapporto di fiducia creatosi tra il frate cappuccino e l’imperatore Leopoldo, per incollare i pezzi di un’alleanza capace di reggere all’urto ottomano, che minacciava di invadere l’Europa dando un colpo letale alla cristianità. Con la suggestione magnetica della sua presenza, Marco rincuorò i soldati parlando in italiano, tedesco e latino. Spronò i comandanti e alzando il crocefisso tenne in pugno un esercito composito, confuso. L’assedio cominciò il 14 luglio 1683 e finì in settembre quando, scongiurato il pericolo, attorno a Marco fiorirono prodigi e leggende. L’imperatore tornò a Vienna, da dov’era scappato nei giorni pericolosi, e ringraziò chi aveva fatto il miracolo. Marco, salvatore dell’Europa, gli rispose con parole semplici, come leggiamo ora nel romanzo in marilenghe: «Maestât, o soi nome che un puar pecjador». —Dal messaggero Veneto del 22/12

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Auguri di Buon Natale

Tanto efficace e tanto sincero mi si rappresenta l’affetto della paternità vostra molto reverenda nel felice annoncio delle santissime feste … Della religiosa bontà, sempre stabile, del suo animo tanto maggiormente anco la ringrazio. … Con misura ricolmata dalla sua obligante amorevolezza, le imploro dal cielo ogni più pingue beneditione.

mons. Giuseppe Vittorio Alberti vescovo di Trento, al padre Marco, 21 dicembre 1694

Abbiamo bisogno di religiosa bontà e della benedizione di Dio in questo tempo travagliato in cui ci aggrappiamo al cielo con cuore natalizio verso tanti fratelli ritrovatisi ammalati o soli (distanti) o poveri: molti sono morti e per loro pure preghiamo. Noi abbiamo dato un senso cristiano a questo tempo attingendo alla fonte della fede del Beato Marco, che preghiamo ancora perché passi il contagio (del virus e anche dell’odio!) e venga una nuova umanità ricca di solidarietà e di valori alti di amorevolezza, come esorta il Papa.

Ci stia ancora a cuore, in queste santissime feste, la preghiera impetratoria della salute e della pace per intercessione dell’apostolo di misericordia, pace e contro il male pestilenziale. Passiamola a tanti, attraverso vari canali. Perché Dio ci benedica con la fine della pandemia e il dono di una stabile pace, quella da Lui annunciata a Betlemme.

Nel nuovo anno 2021, nel quale ci auguriamo a vicenda serenità e salute, ci ritroveremo, a Dio piacendo, appena possibile anzitutto insieme, anche per onorare qualche programma/percorso di vita e amicizia nello spirito del beato nostro.

Don Luigi, presidente

con il Consiglio di Presidenza del Comitato Beato Marco

pro causa di canonizzazione

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21 novembre dell’anno di pandemia

Nell’impetrare, cioè chiedere “con forza”, siamo uniti a tante comunità che il 21 novembre e nei giorni vicini onorano in altari, chiese, chiesette, oratori e con feste e processioni tradizionali (quest’anno impedite) la Madonna della Salute: un culto tipicamente “veneto” perché voluto con voto pubblico dalla Serenissima per i suoi territori infestati nel 1631. La peste cessò e la Repubblica eresse il bellissima Basilica della Salute a Venezia: proprio in quegli stessi giorni nacque il futuro Padre Marco!Egli vestì l’abito cappuccino, assunse il nome religioso e, un anno esatto dopo, professò i voti nell’ordine il 21 novembre (1648 e 1649), “Madonna della Salute”. Anche questa coincidenza è motivo per non tralasciare di ricordarlo, e di pregarlo in questo difficile momento. Noi abbiamo trasmesso la preghiera impetratoria della salute e della pace – pubblicata nel settimanale diocesano di Concordia-Pordenone “Il Popolo” (15 novembre, pag. 26) – a tante comunità legate alla B.V. della Salute: anche voi potrete affidarla con umile proposta ai vostri sacerdoti di parrocchia o di fiducia. Questa preghiera, rafforzata, ci sia cara, ci unisca fra noi e, nella fiducia, ci rannodi al cielo.

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Anniversario del Battesimo del Beato

Per gli anniversari di questi giorni del Beato Marco:
Santa Messa nel duomo di Aviano (presso il fonte del battesimo del
Nostro), sabato 21 novembre ore 18.

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Celebrazioni programmate in occasione della Madonna della Salute

Nell’attesa di ri-vederci e ri-prendere a vivere la nostra socialità e anche la nostra fede che è comunitaria, vi comunichiamo qualche celebrazione cui il Comitato concorre in questi giorni della Madonna della Salute:
– a Pian delle Merie, in parrocchia di Poffabro (Valcolvera, Pn), messe nel santuario della “Madonna della Salute” celebrate da mons. Sergio Meretto: sabato 21 nov. ore 10; domenica 22 ore 14.30- a Ghirano di Prata di Pordenone, messa sabato 21 novembre ore 18.30 promossa dal parroco mons. Romano Nardin- a Farra di Soligo (diocesi di Vittorio Veneto), messa sabato 21 novembre ore 18.30 celebrata da padre Giorgio Basso, guardiano dei Cappuccini di Conegliano, promossa dal parroco don Brunone De Toffol- a Ranzano di Fontanafredda (Pn), messa domenica 22 novembre ore 14.30 celebrata da don Luigi Stefanuto- a Borgomeduna in Pordenone, recita della preghiera impetratoria domenica 22 novembre alla messa delle ore 11. Lo stesso giorno pure a Polcenigo e Dardago di Budoia (vicino Aviano).
Nel duomo di Serravalle in Vittorio Veneto, la preghiera impetratoria è recitata tutte le domeniche alla messa delle ore 11 fino a fine pandemia. Ce lo comunica il prevosto parroco mons. Michele Favret.La preghiera è stata recitata domenica 15 novembre pomeriggio alla messa della Madonna della Salute a Villanova di Pordenone.

La messa solenne dalla Basilica della Madonna della Salute in Venezia sarà celebrata dal patriarca mons. Francesco Moraglia sabato 21 novembre alle ore 11, segue la recita dell’Angelus. Trasmissione della Messa in diretta su Antenna Tre.

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17 novembre dell’anno di pandemia

Carissimi Amici,è veramente il tempo di pregare.La “preghiera impetratoria”, che già è stata diffusa e inviata da inizio pandemia, è stata rafforzata “per la salute e la pace“. Attraverso la recita di essa ci sentiamo UNITI in questo frangente che non sembra avere fine e ci sta restringendo nei movimenti e anche nelle iniziative.Uniti soprattutto agli ammalati, tanti! Uniti nel vincolo della fede! Ciò che speriamo e chiediamo a Dio, anche recitando questa preghiera, è per la fede che professiamo e che ci sorregge.Preghiamo per la salute, ma anche per la pace dopo i recenti fatti orribili di Nizza e Vienna, qui a pochissimi passi dalla tomba venerata del Beato Marco. Affidiamo l’Europa al “salvatore dell’Europa” afflitta da due virus! Preghiamo oggi, 17 novembre, ricorrendo l’anniversario della nascita e del battesimo, amministratogli lo stesso giorno, di Carlo Domenico Cristofori.

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Preghiera allaMadonna della Salute

Per questo 21 novembre, ricorrenza della Madonna della Salute, “particolare” il papa ha concesso l’indulgenza plenaria . Per questo necessita pregare ancora di più la Madonna della Salute. Il patriarca di Venezia Sabato 21, celebrerà una messa solenne da Venezia Basilica della Salute cui seguirà l’Angelus del patriarca, che verrà trasmessa da Antenna 3.

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Preghiamo la Beata Vergine della Salute

Nelle difficoltà moltiplicate in cui il mondo si dibatte per i tentati indebolimenti della società a opera non solo del virus sanitario, dobbiamo saper ritrovare il “grido a Dio”. Nella stupenda comunione dei santi che abbiamo contemplato a inizio mese, può aiutarci a tale pro, per vocazione sua propria, il Beato Marco, “apostolo di misericordia, pace e contro il male pestilenziale”: a sostegno pure della sua Vienna vilipesa e dell’Europa non ancora unita come lui chiedeva fosse di fronte al pericolo comune. Perché nel continente faro di pace e laboratorio della cultura della pace per tutti i popoli, primo erede della Pace messianica, non si faccia buio e si continui ogni giorno, con le armi del diritto e del dialogo e anche la forza e pazienza della fede, senza cedimenti, a costruire concordia per sconfiggere il virus e l’orrore. Il Comitato Beato Marco, in questi giorni ricordo della nascita e battesimo del Nostro (17 novembre) e del suo ingresso e professione religiosa fra i Cappuccini (1648 e 1649, entrambi gli anniversari il 21 novembre), riprende e ripropone la preghiera impetratoria rafforzata come preghiera che supplica “la salute e la pace”. Essa unisce esplicitamente l’intercessione della Beata Vergine Maria della Salute, titolo “inventato” e accolto dalle nostre genti in migliaia di luoghi mentre la peste infieriva senza posa a Venezia e in tutti i territori della Serenissima (1631, anno della nascita di Padre Marco). Sono diverse le comunità, tradizionalmente coinvolte con la devozione alla “Madonna della Salute”, che la adottano ai momenti di preghiera che sostituiscono le impedite processioni di sabato 21 e delle domeniche 15 e 22 novembre. È veramente questo il momento dell’invocazione fiduciosa, del “gridare” tanto raccomandato dal Beato Marco. Il testo è reperibile nel sito

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