LUOGHI DI TURISMO E VIAGGIO A VIENNA

Il crocevia di genti appartenenti ai tre ceppi linguistici del continente, latino, germanico, slavo, che il Friuli Venezia Giulia è, con simbolo il santuario sul Monte Lussari, trova nel Beato Marco, per il terzo agosto consecutivo, il “patrono” conforme a tale peculiare vocazione. Alle celebrazioni eucaristiche predicate domenica 11 agosto nel Tarvisiano dal nostro don Luigi si alternano le lingue slovena (a Ugovizza) e tedesca e italiana (a Malborghetto e Bagni di Lusnizza), grazie pure a testi riferiti al beato d’Europa che il Comitato ha predisposto nelle lingue della Valcanale e mette a disposizione insieme a recenti biografie. Questo valore europeo, esplicitante e in definitiva invocante pace là dove infuriò guerra, brilla poi nel viaggio a Vienna del 20/22 agosto di 57 persone animate da Claudio Sottile, del Comitato Beato Marco, che partono da Basalghelle, Mansué e Ghirano (con i loro parroci e un frate di Motta), Pordenone (con don Sergio Moretto), Udine. Tappe di celebrazione nella trasferta sono, dopo l’abbazia di Heiligenkreuz nel Bosco Viennese, l’urna del beato nella Kapuzinerkirche (con corteo al monumento esterno e quindi visita alle tombe imperiali sottostanti)e, ultimo giorno, il santuario memoriale della liberazione del 1683 sul Kahlenberg (con il finale di un pranzo alla vista panoramica della città). Peculiarità del viaggio è la visita ben guidata dei luoghi del rapporto del cappuccino con Casa d’Asburgo, specie la Hoffburg e l’Augustinerkirche, più il castello di Schonbrunn. Ma un altro andare insieme si è aggiunto a inizio mese del Beato Marco (4 agosto): l’uscita nella montagna pordenonese, auspice il Comitato, di una cinquantina di amici in festa con don Terziano che ha celebrato la messa di diamante con otto preti nelle “sue” Grotte di Pradis, visitate in gruppo “guidato” dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco sulla custodia del creato, sempre più attuale. Si è andati allora anche al nuovo Centro parrocchiale intitolato al Beato Marco ad Anduins e si è deposta nella “cattedrale” di Vito d’Asio una convinta preghiera e il ritratto di un altro “santo”, Egidio Bullesi, che ci sta a cuore ed ebbe lassù una lunga amata presenza nel parroco della piccola comunità.    

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