PIO X

20 agosto 1914: cento anni fa la morte del Papa Sarto e santo

PIO X FAUTORE DELLA CAUSA
DEL BEATO PADRE MARCO

La sua visita a Vigonovo tre mesi prima dell’elezione pontificia

Sabato 23 agosto, ore 20, la solenne concelebrazione del centenario a Riese (Tv) presieduta con l’episcopato triveneto dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di papa Francesco

Pio X non è il papa di Padre Marco (da identificarsi in In-nocenzo XI Odescalchi, beato dal 1956). E’ sicura¬mente però colui che, dal più alto livello, ha dato prova della continua¬zione e non attenuazione nel tempo della devozione verso il Nostro.
Parlare di San Pio X significa per noi andare col pensiero al paese di Vigonovo. Furono là pievani dal 1637 al 1702 (65 anni), prima lo zio paterno di Marco d’Aviano don Cristoforo Cristofori, quindi il successore di lui don Giovanni Battista Michele Cristofori, fratello del cappuccino. Ed è quella parrocchia che ebbe l’onore di ospitare il cardinale Giuseppe Sarto il 19-20 aprile 1903, tre mesi pri¬ma dell’elezione al soglio di Pietro: occasione fu l’inaugurazione dell’organo, come ricorda una lapide marmorea collocata al lato sinistro del pre¬sbiterio della chiesa, presto ele¬vata da Pio X al rango di arcipretale (lo dice un’altra lapide, questa volta affissa al lato destro del medesimo tempio). Primo arciprete fu don Matteo Bressan, vigonovese, indimenticato pastore che beneficò il paese natio – oltre che con i titoli dell’ineccepibi¬le cura pastorale e della carità – con l’erezione (1900) del più slanciato campanile della zona e, appunto, con la visita del futuro papa che egli desi¬derò e riuscì a ottenere: evento perpetuato da un’al¬tra lapide, questa volta posta all’ingresso della canonica nella quale il santo tra¬scorse due notti.
Ma in cosa stanno in concreto le benemerenze di San Pio X verso il nostro Padre Marco?
Anzitutto nell’avere iniziato, da patriarca di Venezia, il 23 lu¬glio 1901, il processo di beatificazione e canonizzazione. Le venti sessioni in quella sede diocesana si tennero poi dal 20 gennaio 1903 all’8 marzo 1904: era¬no pertanto in pieno corso sia al momento della visita a Vigonovo del cardinale Sarto sia quan-do, poco più tardi (4 agosto 1903), questi fu fatto papa e le assise furono sospese, così come vogliono i regola¬menti canonici nel caso si verifichi il cambio del “giudi¬ce ordinario” del processo, che è il vescovo della diocesi in cui la causa è istruita. Fu un’interruzione di brevissi¬ma durata perché “eadem Sanctitas Sua vivae vo¬cis oraculo…, mandavit ut Processus de fama sanctitatis, vitae, virtutibus et miraculis… inchoatus Sua Ordinaria auctoritate, prosequatur et ad finem perducatur auctoritate delegata iam initio eiusdem Causae” (Positio super virtutibus per la beatificazione di P. Marco, p. 860). Gli atti di quel processo informativo – concluso a Venezia, come detto, nel marzo 1904 – furono rimessi alla Santa Sede dal ministro provinciale dei Cappuccini Veneti dell’epoca, padre Andrea da Campodarsego, il mese seguente. Questi profittò del viaggio a Roma per andare a salutare il papa, sua vecchia conoscenza: e proprio in occasione di quell’udienza l’ora Beato Andrea Giacinto Longhin fu d’improvviso, e con una modalità del tutto imprevedibile, nominato da Pio X “vescovo de la me Treviso”.
Dopo qualche anno, l’11 dicembre 1912, San Pio X in persona introdusse (presso la congregazione vaticana allora det¬ta “dei Riti”) il processo apo¬stolico per Padre Marco, accogliendo i voti espressi da oltre duecento lettere postulatorie pervenute a lui da vescovi di mezza Europa, dalla Casa imperiale d’Austria, da superiori di famiglie religiose e capitoli di cattedrali: attenzione più efficace il papa non avrebbe potuto dimostrare. Ne dà simpatica e commoven¬te riprova un biglietto che egli vergò al riguardo, in cui si legge che la causa di Padre Mar¬co “placet Iosepho”, cioè a lui, Giuseppe (Sarto) di battesimo.
Significativo pure quanto testimoniò, al processo di Venezia durante l’ul¬teriore sua fase degli anni 1919-1921, il cappuccino, concittadino di Marco, padre Valerio d’Aviano: “Desidero ardentemente la beatificazione del Servo di Dio; ne ho parlato anche col Pontefice Pio X di felice memoria (era morto il 20 agosto 1914, nda), il quale mi fece conoscere che avrebbe avuto piacere che il Servo di Dio ricevesse l’onore della beatificazione e che avreb¬be desiderato che la fama (sic!) del Padre Marco fosse trasportata in Italia” (Positio, p. 892). La deposizione fu resa il 10 marzo 1919 e la parola fama va riscritta (visto il conte¬sto) in salma, che alcuni ammiratori del Nostro auspicavano venisse traslata da Vienna in Italia. Padre Valerio ci rivela che il papa stesso era di questa opinione: dettaglio comprovante la devo¬zione di un santo, oltre che pontefice, verso Padre Marco.
Fu sicuramente a conoscenza di questa speciale affezione il canonico Luigi Tin¬ti, del Capitolo Cattedra¬le Concordiese, vicario generale della diocesi. La sua biografia Vita del Servo di Dio P. Marco d’Aviano Cap¬puccino della Provincia Veneta missionario pontificio (1631-1699), edita a Udine nel 1908, volle dedicarla pro¬prio “a Sua Santità Pio X”, nel cinquantesimo del suo sacerdozio.
Walter Arzaretti

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