I SANTI PORDENONESI

TUTTI I SANTI PORDENONESI

(per l’inizio dell’Anno Santo straordinario della Misericordia)

 Inizio del Giubileo della Misericordia, anno santo straordinario. Occasione per fare una carrellata, presentare in unico quadro i “santi” della nostra terra pordenonese. Tanto più che è ancora in corso l’Anno della Vita Consacrata, un tempo voluto da papa Francesco, che alla Vita Consacrata appartiene (è gesuita; anche se pochi ci hanno fatto caso, era dalla metà dell’800, con il bellunese Gregorio XVI, camaldolese, che un pontefice non proveniva da un ordine o congregazione religiosa!), per stimare religiosi e religiose dai quali i nostri santi sono stati tutti “generati”. Il dire su di loro è giustificato anche dalle attività che da anni accompagnano da noi e sollecitano le cause di beatificazione e canonizzazione in corso. Un grande “facitore” di questi “cammini” è stato padre Venanzio Renier (1909-2008), cappuccino, da tutti ricordato come un padre Marco (d’Aviano) redivivo: egli portò alla beatificazione nel 2003 il confratello d’Europa, ma stimolò anche le altre cause di riferimento del territorio. Lo fece fin dalla preparazione al Grande Giubileo del 2000: sentiva il dovere sacerdotale di promuovere la vocazione dei battezzati alla santità. Questo è infatti lo scopo “nobile” delle cause dei santi, con le quali la Chiesa addiviene a una proposta ufficiale di modelli e intercessori. Il loro numero non si esaurisce però con quanti vengono, come si dice, innalzati agli onori degli altari: quelli che emergono sono solo alcuni, comunque individuati già come “santi” dal popolo (cosiddetta “fama di santità”, necessaria all’introduzione di una causa).

 

Così dicasi del Beato Odorico da Pordenone (1285 ca-1331), nostro concittadino che ha varcato il mondo ignoto di allora (l’Oriente del primo Trecento) preoccupato di fare cristiani altri popoli e nello stesso tempo di intrattenere rispettose relazioni con essi, accogliendo il buono che c’è in ogni cultura e religione. Sul Beato Odorico è al lavoro da quasi due decenni la Commissione per la canonizzazione e il culto fondata da padre Antonio Vitale Bommarco, arcivescovo già ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali postulatori di una causa che è ripresa, dopo secoli, grazie allo stimolo di avvenimenti assai significativi. Come le celebrazioni per la consacrazione della chiesa del Beato Odorico in Pordenone, opera dell’architetto Mario Botta: era l’ottobre 1998 e da allora molte iniziative sono state messe in cantiere fra Udine (ove il beato morì al ritorno dalla Cina) e Pordenone. In queste ultime settimane è stato annunciato il prossimo settimo centenario (1318-2018) dell’inizio del viaggio missionario di Odorico, da lui relazionato nel celebre “Itinerarium”, un best seller della letteratura medievale. La Commissione, che è animata da Pordenone e presieduta da monsignor Guido Genero, vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine, sta al presente definendo un percorso verso l’evento, concentrandolo nel prossimo triennio nei mesi di gennaio (è tradizione che nelle due città friulane di Odorico si celebri il cd “mese odoriciano” con una fitta serie di appuntamenti) e di ottobre (mese a caratura missionaria) e coinvolgendo nuove entità, anche geografiche, legate all’esperienza di vita francescana e missionaria del Nostro. La preparazione è stata avviata in Pordenone il 17 ottobre scorso con l’evento Camminò a Oriente di declamazione di passi dell’Itinerarium ed è proseguita l’8 novembre con un primo pellegrinaggio a Gemona con quella comunità di antica presenza francescana nella quale Odorico si trattenne. La accompagna anche il foto-libro di viaggio Odorico delle meraviglie, presentato in città il 1° dicembre.

 

Proseguendo in ordine cronologico, troviamo, sempre a Pordenone e con responsabilità di governo di essa, la figura semisconosciuta del Beato Daniele d’Ungrispach (1344-1411). Si tratta di un nobile di antica famiglia germanica, nato a Cormons (Gorizia) e portatosi nella nostra città per matrimonio con una esponente del casato dei Ricchieri. Il bello è che non fu un religioso da convento in senso stretto. Era un mercante, sposo e padre di famiglia, che sentiva però forte l’esigenza di “staccare”, di ritirarsi nella preghiera e di sovvenire i poveri: scelse, per questo cammino di perfezione, la famiglia eremitica dei monaci camaldolesi a Murano, da lui incontrati durante le permanenze a Venezia per ragioni di commercio. Un esempio che ha del moderno, e anche del provocatorio, e che è stato rispolverato da un comitato con sede in Pordenone presieduto da Piergiorgio Zannese, un ex sindaco che a nome anche dell’associazione che li raccoglie in FVG ha “adottato” questa figura e raccolto attorno a essa i tre luoghi di riferimento per la sua vita: Cormons, Pordenone (ove Daniele si sposò e fu podestà del comune) e la veneziana Murano dei suoi ritiri. L’occasione è stata data dal sesto centenario della morte nel 2011. Pordenone gli ha così dedicato una lapide all’esterno di Palazzo Ricchieri, e anche una nuova monografia parla di lui. C’è ora il desiderio di ottenere il riconoscimento ufficiale del suo culto, e per questo il Comitato si è recato tre mesi fa a Camaldoli, culla dell’ordine di cui Daniele fu ospite restando a tutti gli effetti un fedele laico.

beato daniele uns

Alla memoria del Beato Daniele è associata a Pordenone quella della Beata Domicilla Ricchieri, nata in città dalla famiglia dell’omonimo palazzo e fattasi monca benedettina a Conegliano. In quel monastero ella visse fra Quattro e Cinquecento nella penitenza e nell’adorazione dell’Eucaristia, in modo tanto intenso da essere protagonista di fenomeni mistici. La città le ha dedicato una via, laterale di viale Libertà (nei pressi è pure la via Beato Daniele) e sede della parrocchia del Beato Odorico, comunità che la onora ogni anno in febbraio con una visita-pellegrinaggio al monastero di regola benedettina più vicino a quello, soppresso, che fu della “gran vergine dalle austere penitenze”.

 

Del Beato Marco (1631-1699) sembrerebbe superfluo dire tante sono le manifestazioni che in 32 anni della sua attività di vicepostulatore della causa padre Venanzio Renier mise in atto, coinvolgendo realtà ecclesiali, culturali e sociali del territorio, di altre zone d’Italia e d’Europa. Tanto movimento ha ottenuto una beatificazione (27 aprile 2003) che non era data per scontata. La “lettura” di Padre Marco deve concentrarsi oggi sul suo apporto alla causa dell’unità europea e, sul piano strettamente religioso, sull’appello alla misericordia di Dio della quale il cappuccino fu tra i più insigni apostoli con un raggio molto vasto di azione: azione che fu anche politica, in tempi di straordinari pericoli. A queste tematiche, e con l’intento di espandere il più possibile devozione e conoscenza, raggiungendo le comunità toccate dall’itinerario di predicazione del beato d’Europa, si ispira l’attività del Comitato Beato Marco presieduto a Pordenone da Gianni Strasiotto. Esso riunisce persone motivate di diverse aree geografiche, sempre in un vitale rapporto con l’Ordine dei Cappuccini postulatore della causa che si spera porti alla canonizzazione (fra gli stimolatori vi è il vescovo Flavio Roberto Carraro, già padre generale dell’Ordine, presidente onorario del sodalizio). Per stare alle iniziative degli ultimi mesi, ricordiamo la “Settimana del Beato Marco” che raccoglie ogni agosto l’istanza di estendere il raggio d’interesse al cappuccino. Ogni anno si tiene pure un pellegrinaggio in chiave europea: nel luglio scorso in 115 da Pordenone hanno partecipato al pellegrinaggio dei Tre Popoli indetto al santuario del Lussari (Tarvisio) dalle diocesi italiana di Udine, austriaca di Klagenfurt e slovena di Lubiana. Una delegazione pordenonese di alpini, esuli e comitato il 25 ottobre scorso ha fatto visita ai frati cappuccini e alla comunità degli italiani di Fiume, ai quali ha consegnato un nuovo ritratto del beato. Questi viaggi allacciano rapporti che consolidano il culto, anche attraverso stampe di immagini e opuscoli biografici che il Comitato sta curando in diverse lingue. Di ogni attività è voce il sito internet www.beatomarcodaviano.it. E il Comitato si accinge ora a dare il suo contributo al Giubileo della Misericordia presentando la spiritualità penitenziale di Padre Marco, che diffuse in mezza Europa l’atto di dolore perfetto, e stimolando anche la preghiera per la pace per sua intercessione: il beato – come si sa – ebbe un ruolo di primo piano nella pacificazione del continente martoriato dall’invasione degli Ottomani nel Seicento. A questo proposito, il Comitato sta diffondendo un cartoncino trilingue – italiano/tedesco/sloveno – all’apostolo di pace (iniziativa interessante).

 

Anche fiori piccoli, ma dall’intenso profumo, crescono sotto le querce della santità nostrana. La santità, infatti, non si misura con la fama del mondo, ma con l’esercizio umile, eroico, spesso nascosto, delle virtù cristiane: su di esse viene data la “pagella” da parte dell’autorità vaticana chiamata a vagliare quanto le postulazioni chiedono per i loro candidati agli altari.

Concludiamo la carrellata citando la Venerabile Serafina Gregoris (1873-1935), nata a Fiume Veneto e fattasi suora francescana di Cristo Re a Venezia in giovane età, quando subito la colpì una terribile malattia, il morbo di Pott, che la costrinse progressivamente a letto tutta la vita. Offrì e pregò per quasi quarant’anni: qui sta la sua santità, palesatasi al popolo che fiuta i santi, e li toglie dal nascondimento e dall’oblio del mondo. Così è cominciata nel 1986 la causa di beatificazione di quest’umile creatura. Curata dalle consorelle un tempo presenti in diverse nostre istituzioni religiose (Seminario, Casa Madonna Pellegrina, molti asili parrocchiali: oggi vivono e operano nella casa natale di Suor Serafina a Fiume Veneto), l’iter è andato avanti: nel 2004 è stata riconosciuta l’eroicità delle virtù della suora (ciò ha comportato il titolo di venerabile). Un comitato si è subito attivato per far conoscere dette virtù: si riunisce a Venezia e a Fiume Veneto ed è presieduto da suor Anna Piccinin, già madre generale della congregazione e vicepostulatrice della causa. I programmi si concentrano nei mesi di nascita (ottobre) e di morte (gennaio) e sono tutti orientati a far percepire il messaggio di dolore e di amore di Suor Serafina. Santa che sembra fatta apposta per farci accorgere anche della presenza delle suore, che sta venendo meno in tanti paesi: ed è questa sensibilizzazione l’intento di papa Francesco con l’Anno della Vita Consacrata, in corso fino al 2 febbraio 2016.

 

Un ultimo “santo” è da citare almeno, non perché sia vissuto nel territorio pordenonese ma perché alcune comunità (Ramuscello di Sesto al Reghena e Vito d’Asio) lo hanno adottato: è il Venerabile Egidio Bullesi (1905-1929), un laico francescano di appena 23 anni, apostolo dei giovani, nato e morto a Pola. Sarebbe la causa di un “senza patria” se non ci fosse chi se ne occupa qui dove vennero esuli i suoi fratelli preti don Eugenio e don Oliviero, già parroci dei due menzionati paesi. Essi la avviarono con l’Ordine dei Frati Minori per le profonde virtù di fede e l’intensa partecipazione alla vita della Chiesa che improntarono l’umanità di Egidio: fu infatti uno scout, un membro convinto dell’Azione Cattolica e della San Vincenzo per i poveri, un cristiano della gioia, anche quando la tbc non gli diede scampo. Il suo corpo, dopo l’esodo che svuotò la Pola italiana, è ora nel santuario dell’isola di Barbana (Grado), di fronte alla sua Istria, e un comitato ne sollecita il riconoscimento come beato dopo che, anche in questo caso, sono state riconosciute dalla Congregazione delle Cause dei Santi e ratificate dal papa le virtù eroiche.

 

 

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